Viaggio ad Ixtlan


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Autore Messaggio
Eyes
Hobbit
Messaggi: 4
MessaggioInviato: Dom 27 Giu 2004 17:23 pm    Oggetto:   

Citazione:
Io sono rimasto cosi leggendo solo questa frase, cioè vorresti dire che castanesa è una sorta di santone? No perchè significa questo quella frase.

Secondo me la parola insulto è proprio sbagliata, dovresti dire inappropriato perchè la solo parola insulta tutti gli autori fantasi e molti bisogna dargli tanto di cappello solo per come scrivono

No, non voglio dire che Castaneda sia un santone, nonostante non dubito che possa essere considerato tale da molti data la natura dei suoi studi e delle sue esperienze. Comunque, se i primi due libri sono di tema religioso, Kant e Shopenhauer più che ad un santone potrebbero, ovviamente, far pensare ad un filosofo. Wink Di mio lo reputo solo un serio studioso dotato di una forte spiritualità. Trovo molto affascinanti i suoi scritti, concordo con lui per certe cose, mi ci trovo in disaccordo per altre. Comunque non credo che il punto fosse quel che penso di Castaneda Smile .

Gli esempi portati sono esempi di scritti di primissimo piano (e dunque conosciuti penso più o meno da tutti, almeno di nome) che si potrebbero similmente definire fantasy usando i criteri del professore in questione, scritti per i quali tale definizione sarebbe assolutamente fuoriluogo e irrispettosa nei confronti degli autori, quantomeno per ciò che fantasy vuol dire in italiano. Infatti Negróre, a te non interessa ciò che tale parola significa in italiano, io invece penso che le parole della nostra lingua debbano essere usate in base a ciò che "ufficialmente" significano, non a ciò che per noi significano, altrimenti non ci potrebbe essere comprensione fra le persone. Ripeto, cercate su vocabolari ed enciclopedie la definizione italiana della parola fantasy e troverete "genere letterario di carattere esclusivamente fantastico", "immagginario, irreale" per citare fonti Garzanti o Devoto Oli. A maggior ragione trovo che un professore (suppongo di letteratura avendo consigliato una simile lettura) debba attenersi a ciò che le parole significano in italiano. Negróre, non prendere questa come una critica nei tuoi confronti, penso sia questione di punti di vista, ma obbiettivamente trovo che un professore non possa utilizzare a sproposito termini italiani.

Il fatto che la definizione fantasy possa, a mio giudizio, risultare offensiva nei confronti di alcuni autori, non implica assolutamente la benché minima critica agli autori del genere, né al genere stesso. E' solo che una parola può risultare errata ed offensiva se usata a sproposito. Definire un calciatore come un boscaiolo non è indubbiamente un complimento, ma non perché il lavoro del boscaiolo sia svilente o patetico in sé! Semplicemente perché, basandosi, quantomeno nell'immaginario collettivo, su forza bruta e rudezza, se affibiato ad un calciatore ne esalta la mancanza di tecnica, la grossolaneria del proprio gioco. Oppure definire un pagliaccio qualcuno è generalmente offensivo, ma non perché sia vergognoso il lavoro del pagliaccio in sé, solo perché è una figura che si rende ridicola per divertire la folla, lavoro nobilissimo in sé (ritengo che portare sorrisi sia una delle attività più elevate che vi siano), ma definizione offensiva se affibiata a chi di far ridere non ha nessuna intenzione. E si potrebbe continuare.

Se da noi un romanzo fantasy è un romanzo che tratta di fantasia, affibiar tale definizione alla narrazione reale della vita di una persona è il negare alla base la vericidità delle esperienze di costui.
Non lo trovo certo gratificante.

Citazione:
Se credo nella Natura, cosa che io ho messo nero su bianco nei miei romanzi (e, sottolineo, prendo ad esempio i miei perché conosco il processo creativo che li ha generati, non per dire che hai messo in dubbio il mio pensiero), traspongo il mio credo reale in un mondo inesistente, ma il messaggio resta lo stesso. Ossia, rovesciando quanto dici, se per fantasy si intende qualcosa che non esiste e quindi non ha fondamento, allora dici che il mio credo non esiste...

Assolutamente no!
La definizione fantasy implica la narrazione di genere fantastico. Tutti i sentimenti, i pensieri, le credenze narrate attraverso questo espediente possono (e generalmente suppongo siano per la maggior parte degli autori) assolutamente reali.
Ma tu nei tuoi romanzi trasmetti il tuo pensiero attraverso situazioni che si verificano in un mondo immaginario, non attraverso ciò che vedi.

Prendila così, ti sembrerebbe giusto definire fantasy un rapporto di guerra? Io penso di no, sarebbe semmai sciocco, probabilmente oltraggioso. Ciononostante diversi romanzi fantasy raccontano la guerra ed i suoi orrori in maniera più intelligente, vivida e profonda di quanto non la facciano pseudo pensatori attuali. Ma il negare la realtà di un'esperienza reale è irrispettoso.
Questo però non vuol dire che chi narra la realtà in maniera allegorica sia peggiore di chi la narra in maniera tangibile, o ancor peggio che la narrazione allegorica sia un tippo di letteratura più bassa, più vile della narrazione realistica, concreta.

Citazione:
Cosa importa se metto su carta un'allegoria o se parlo della mia stessa vita in modo palese, quando i credo contenuti sono i miei e li porto avanti allo stesso modo?

Come ho appena detto, non vi è differenza come valore letterario, né una tipologia di esternazione è meno virtuosa dell'altra o ciò che l'autore mette a nudo avrà importanza minore.
Un'autobiografia allegorica è però ben differente da un'autobiografia "realistica". Il negare la vericidità della vita di un uomo a me sembra offensivo, a te evidentemente no. Su questo saimo differenti. Smile
Citazione:
Circa la fantascienza, mi chiedo cosa sia un romanzo come "Stelle morenti", ad esempio, basato su modelli scientifici (francesi se non erro) realmente esistenti. E' un'offesa alla scienza averlo definito "fantascienza" soltanto perché si basa su fondamenti scientifici reali?

Purtroppo non ho letto il romanzo in questione, dunque non dovrei parlare nello specifico.
Comuqnue la maggior parte dei romanzi di fantascienza si basano su teorie esistenti, ma le ampliano sconfinando nella scienza del possibile, non tale al momento.
Se un romanzo non avesse alcun elemento di scienza "fantastica" non sarebbe di fantascienza per definizione. Sarà un romanzo d'avventura, un giallo, una storia d'amore, quello che sarà, ma non sarà di fantascienza. La fantascienza implica l'utilizzo di una scienza impossibile (per lo meno al momento della sua stesura) di una scienza di fantasia, non assurda, spesso strettamente legata alla scienza attuale, ma comunque con elementi che implicano la sua corrente inattuabilità. Definire fantascienza gli studi conclusi e dimostrati di qualcuno è offensivo, è la negazione stessa della vericidità di tali studi. Anche perché vi è tristemente chi si rifiuta di accettare come scienza ufficiale anche studi dimostrati...

Spero di essere stato un minimo vagamente comprensibile Confused (mi sono anche evoluto arrivando all'uso degli emoticons), mi scuso per la ripetizione infinita di termini come realtà, reale, realistico (qui si vede palese al mia limitazione come scrittore Smile ), se la discussione continuerà, alla prossima replica. Smile
Negróre
dannatamente umano
Messaggi: 2562
MessaggioInviato: Lun 28 Giu 2004 15:01 pm    Oggetto:   

OK, Eyes, abbiamo compreso i nostri rispettivi punti di vista. Ora mettiamo un punto fermo altrimenti non la finiamo più. Smile

Direi che tutta la discussione è ruotata attorno alla definizione di "fantasy". I nostri punti di vista non saranno mai conciliabili finché tu ti atterrai a quella definizione e io no.
Quindi, ecco cosa ne consegue:
1. Prendendo per buona quella definizione io, Negróre, nel pieno delle mie facoltà mentali - ma ragionando per assurdo -, sono d'accordo con te e con il tuo ragionamento, che hai ampiamente e chiaramente illustrato.
2. Purtroppo continuo a non accettarla. Qui non si tratta della parola "metacarpo", che individua un preciso "oggetto"; qui si tratta di una definizione che pretende di comprendere in sé un intero genere letterario. Perdonami, ma personalmente rifiuto certi vincoli accademici. E, credimi, sono una persona che quando scrive si attiene scrupolosamente (non riuscendovi sempre, anzi...) ai suoi vocabolari.

Circa "Stelle morenti", edito da Fanucci, chiudo con un: "Te lo consiglio". Smile
Un sorriso, Andrea
metalupo
Ospite

MessaggioInviato: Lun 28 Giu 2004 15:30 pm    Oggetto:   

Negróre ha scritto:
Eyes ha scritto:
Ma definirlo fantasy è quantomeno irrispettoso nei confronti dell'autore e del suo pensiero.

Irrispettoso? Perché, "fantasy" è un insulto?
Semmai è semplicemente sbagliato.


Potrebbe essere interpretato come un insulto al fantasy, uhm?
metalupo
Ospite

MessaggioInviato: Lun 28 Giu 2004 16:30 pm    Oggetto:   

Eyes ha scritto:
Definire la vita, le esperienze ed il pensiero reali di una persona come fantastici (e dunque irreali,

impossibili, di fantasia) lo trovo offensivo.


E' chi ti dice che nella interpretazione personale - prima - e sintesi di presentazione -poi- di quelle stesse esperienze, l'autore non abbia consapevolmente e di buon grado applicato (anzi è certo che l'ha fatto, sennò non sarebbe uomo ma macchina) una buona componente di fantasia (pulsione fondamentale di ogni essere umano degno di questo nome) e di immaginazione creativa?

Offensivo? Ogni opera letteraria è opera di fantasia. Ogni dannata parola che pensiamo, scriviamo, pronunciamo è opera di fantasia.... perchè per quanto ci si sforzi di 'rispecchiare' la realtà al più cogliamo solo pochi aspetti di essa, e perchè dovendola riassumere operiamo una sintesi di essa (secondo libera e discutibile interpretazione).

La realtà di quel che ci è successo è fatto tutt'altro che oggettivo. Io non sono affatto a conoscenza degli eventi oggettivi che ho vissuto durante la mia vita. Sono a conoscenza solo della mia interpretazione (non oggettiva) di quelli stessi eventi. E ciò in virtù di mille e uno motivi, non ultima la limitata capacità del mio cervello (limitata capacità UMANA) dal punto di vista sensoriale (attenzione obiettiva ai fatti), elaborativo (riflessione obiettiva sui fatti), e di memorizzazione (ricordo obiettivo dei fatti)!

Ma qui sconfiniamo nella filosofia (di cui, sempre perchè sono umano, ho una 'percezione' istintiva....anche se non la preparazione per affrontare una discussione in proposito)...anzi sconfiniamo quasi nella epistemologia!

PS: scusa se te lo dico ma il tuo modo sollevare e inquadrare la questione mi sembra inutilmente schematico (o forse solo ingenuo per ragioni anagrafiche, non so)
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