Il destino di Elisa Rosso


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Autore Messaggio
Calypso
Hobbit
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MessaggioInviato: Mar 06 Gen 2009 13:50 pm    Oggetto: Re: Il destino di Elisa Rosso   

caro luigi nanni, scrivere "ai" non è stata una sgrammaticatura bensì un errore di battitura, capita a chi è abituato a scrivere a macchina molto velocemente.
pensa per te piuttosto: non si dice "necessiterebbe di poche righe" ma "necessiterebbe poche righe", questo si che è un errore di ortografia. in mia difesa dico anche che un concetto per essere espresso al meglio necessiti di una spiegazione chiara e articolata. avrei potuto benissimo scrivere: "marcello fantuzzi non sono d'accordo con te: leggi prima di parlare!" ma non avrebbe avuto lo stesso effetto. o mi sbaglio?
la vecchia strega
Elder Magistra
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MessaggioInviato: Mar 06 Gen 2009 14:23 pm    Oggetto: Re: Il destino di Elisa Rosso   

(Calypso) ha scritto:
caro luigi nanni, scrivere "ai" non è stata una sgrammaticatura bensì un errore di battitura, capita a chi è abituato a scrivere a macchina molto velocemente.
pensa per te piuttosto: non si dice "necessiterebbe di poche righe" ma "necessiterebbe poche righe", questo si che è un errore di ortografia. in mia difesa dico anche che un concetto per essere espresso al meglio necessiti di una spiegazione chiara e articolata. avrei potuto benissimo scrivere: "marcello fantuzzi non sono d'accordo con te: leggi prima di parlare!" ma non avrebbe avuto lo stesso effetto. o mi sbaglio?


OT
Giusto per chiarire:
necessitare può essere usato sia in senso transitivo che intransitivo, in senso transitivo (rendere necessario) non occorre il di; in senso intransitivo (abbisognare) occorre il di:
Nel casus belli, direi che la di ci vuole e in ogni caso non è un errore di ortografia, quanto di sintassi.
Lezione finita, ora potete uscire dall'aula ragazzi!
OT

Laughing Laughing
Leggo per legittima difesa!
__________
Lan.
Nano
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MessaggioInviato: Mar 06 Gen 2009 22:35 pm    Oggetto: Re: Il destino di Elisa Rosso   

Citazione:

Infine noto una curiosa stranezza: moltissimi sono pronti a scagliarsi sul bambino-autore di turno e sul mancato supposto controllo di qualità' dell'editore blasonato, quando poi una larga fetta di Italiani continua a tenere vvo quel mercato del pesce che è l'editoria a pagamento. Come a dire che il ragazzino non deve pubblicare col grosso, io però che "ho scritto un libro bellissimo" posso legittimamente farmelo stampare a pagamento e così dò il mio contributo di gloria al genere fantasy... Rolling Eyes


Novanta minuti di applausi per questo commento! Soprattutto sulla parte della famigerata editoria pagamento, roba che dovrebbe finire in tribunale (anzi no, è il destino che si meritano quei tristi figuri che poi vengono qui a rosicare sul fatto di essersi lasciati superare da dei marmocchi, e la cosa più triste è che mica si riferiscono al valore artistico del libro, sia mai, ma solo al discorso pubblicazione, una volta si scriveva per passione, ora mi sa che si scrive per avere una bella copertina e tanti soldini nel conto corrente)... Rolling Eyes
Anonimo (DH)
Ospite

MessaggioInviato: Mer 07 Gen 2009 1:11 am    Oggetto: Re: Il destino di Elisa Rosso   

Lan. ha scritto:

la famigerata editoria pagamento, roba che dovrebbe finire in tribunale


Quoto perfettamente. Se uno crede in ciò che ha scritto non dovrebbe mai piegarsi a pagare: di questo rimango fermamente convinto. Scrivere è una parte di sè e vendersi per pubblicare sarebbe uno sminuire sè stessi.
Come trovo opinabile chi critica altri perché sono riusciti a pubblicare e lui no, è altrettanto opinabile chi difende a spada tratta uno scrittore solo perché è giovane o ha la stessa età.
Dato però che, come si è già riscontrato, parlare di certe cose quando non si vogliono sentire non è facile e far ragionare chi non vuole è cosa ardua, ecco una riflessione fatta da gente nell'ambiente dell'editoria che in altre sedi ha affrontato quest'argomento; sperando che serva a capire qual'è il motivo di certe argomentazioni.
baby boom
Lan.
Nano
Messaggi: 123
MessaggioInviato: Mer 07 Gen 2009 1:56 am    Oggetto:   

Grazie per la segnalazione! Personalmente leggerò il post (e i commenti che sembrano essere numerosi) con molto interesse. Surprised

OT: al diavolo ho scritto "editoria pagamento" dimenticandomi della a, oggi la lingua Italiana non è dalla mia parte... Confused
Anonimo (DH)
Ospite

MessaggioInviato: Mer 07 Gen 2009 14:19 pm    Oggetto:   

Lan. ha scritto:

OT: al diavolo ho scritto "editoria pagamento" dimenticandomi della a, oggi la lingua Italiana non è dalla mia parte... Confused


Il concetto però è rimasto Wink e sul forum si è visto scrivere molto peggio Laughing
S*
Stregone
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MessaggioInviato: Gio 08 Gen 2009 10:22 am    Oggetto: Re: Il destino di Elisa Rosso   

Lan. ha scritto:
Novanta minuti di applausi per questo commento! Soprattutto sulla parte della famigerata editoria pagamento, roba che dovrebbe finire in tribunale


Non esagerare, Lan.
In tribunale ci dovrebbe finire chi truffa: ci sono editori di questo tipo, che ti chiedono migliaia di euro promettendo la distribuzione di migliaia di copie che a volte non stampano neppure.
Ormai però stanno sparendo, perché un autore che vuole autopubblicarsi trova decine di editori che gli stampano il libro in digitale, cento o duecento copie, con costi onesti (qualche centinaia di Euro).
Per non parlare poi di servizi come Lulu o analoghi che non ti fanno neppure pagare.
Se ti danno quello che ti promettono e ti fanno pagare un prezzo giusto, non vedo cosa ci sia di sbagliato, almeno da parte dell'editore.

Comunque, non vedo il rapporto col fatto dei babyautori e dell'editing degli editori. Sono mondi del tutto diversi. L'editoria a pagamento vive coi soldi degli autori, non con quelli dei lettori.
S*
Okamis
Rufus in tabula
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MessaggioInviato: Gio 08 Gen 2009 12:45 pm    Oggetto: Re: Il destino di Elisa Rosso   

S* ha scritto:
Se ti danno quello che ti promettono e ti fanno pagare un prezzo giusto, non vedo cosa ci sia di sbagliato, almeno da parte dell'editore.


Mi spiace, ma non sono per nulla d'accordo.

Da che mondo e mondo, il compito di un editore è quello di rischiare SULLA SUA PELLE (intesa nel senso lato di "azienda") la pubblicazione di un autore (esordiente o meno non importa). Come ho scritto anche in un altro topic, in qualsiasi azienda di tipo produttivo esistono 3 fattori:

1) Il produttore (nel nostro caso l'autore)
2) L'intermediario (l'editore)
3) Il cliente (il lettore)

Ora immagina un intermediario che dice al produttore "Ok, io vendo il tuo prodotton (o almeno ci provo), ma tu devi contribuire con le spese". In qualsiasi ditta SERIA una tale richiesta riceverebbe un sonoro "ma vai a quel...". Te la immagini una ditta di materie plastiche che paga un rivenditore perché venda i suoi prodotti? Non bisogna essere una scienza per rendersi conto che è un paradosso a dir poco folle. Che poi nel campo dell'editoria questa situazione sia diffusa (e non è vero che il fenomeno sta diminuendo, anzi semmai è il contrario, purtroppo) e "legalizzata" è un altro discorso. Resta il fatto che da un punti di vista etico e morale è una truffa bella e buona al pari del sale di Wanna Marchi.
"Gli uomini veri non ballano. Stanno seduti, sudano e imprecano." (Bill Hicks)

Anonimo (DH)
Ospite

MessaggioInviato: Gio 08 Gen 2009 14:13 pm    Oggetto: Re: Il destino di Elisa Rosso   

S* ha scritto:

Comunque, non vedo il rapporto col fatto dei babyautori e dell'editing degli editori. Sono mondi del tutto diversi.


Penso che l'affermazione di Lan si riferisse a chi critica giovani scrittori che pubblicano con case editrici affermate mentre loro non riescono a pubblicare con esse e pur di pubblicare il prodotto creato, anche se scadente, sono disposti a fare di tutto per vederlo fatto libro. Tralasciando questo, altrimenti si entra in un discorso che non finisce più per le variabili che ci sono ed è già stato affrontato, è da ammettere che esistono editori a pagamento onesti che chiedono nella giusta misura. Sempre fermo restando che personalmente sono contrario a questa linea per quanto ho già detto in precedenza. Naturalmente ognuno è libero di scegliere la strada che preferisce, ma se lo scrittore ha il compito di creare un prodotto (non mi piace il termine perché stiamo parlando di un'opera, ma anche l'editoria fa parte del mondo economico e l'idealismo e il sognare devono scontrarsi con la praticità), l'editore ha il compito di scegliere il prodotto, produrlo e promuoverlo; sono due ruoli che dovrebbero rimanere distinti.
S*
Stregone
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Località: Milano
MessaggioInviato: Gio 08 Gen 2009 17:55 pm    Oggetto: Re: Il destino di Elisa Rosso   

Okamis ha scritto:
S* ha scritto:
Se ti danno quello che ti promettono e ti fanno pagare un prezzo giusto, non vedo cosa ci sia di sbagliato, almeno da parte dell'editore.


Mi spiace, ma non sono per nulla d'accordo.

Da che mondo e mondo, il compito di un editore è quello di rischiare SULLA SUA PELLE (intesa nel senso lato di "azienda") la pubblicazione di un autore (esordiente o meno non importa). Come ho scritto anche in un altro topic, in qualsiasi azienda di tipo produttivo esistono 3 fattori:

1) Il produttore (nel nostro caso l'autore)
2) L'intermediario (l'editore)
3) Il cliente (il lettore)

Ora immagina un intermediario che dice al produttore "Ok, io vendo il tuo prodotton (o almeno ci provo), ma tu devi contribuire con le spese". In qualsiasi ditta SERIA una tale richiesta riceverebbe un sonoro "ma vai a quel...". Te la immagini una ditta di materie plastiche che paga un rivenditore perché venda i suoi prodotti? Non bisogna essere una scienza per rendersi conto che è un paradosso a dir poco folle. Che poi nel campo dell'editoria questa situazione sia diffusa (e non è vero che il fenomeno sta diminuendo, anzi semmai è il contrario, purtroppo) e "legalizzata" è un altro discorso. Resta il fatto che da un punti di vista etico e morale è una truffa bella e buona al pari del sale di Wanna Marchi.


Okamis, ma che cosa stai dicendo?
Qualsiasi ditta seria fa quello che gli chiedono i clienti, ma in che mondo vivi? Se i clienti gli chiedono stampami il libro e vendilo per conto mio, una ditta seria stampa il libro e lo vende.
Da quando in qua il "processo produttivo" è un ordine morale deciso dalla divinità?
L'editore non ha nessun obbligo morale di rischiare nessuna pelle. Se l'editore vuole investire su un autore lo fa perché pensa di guadagnarci dei soldi vendendo le copie, e quello che prende l'autore è commisurato al rischio che l'autore non corre.
Poi ognuno fa il suo mestiere, se un editore vuole costruirsi una reputazione di qualità di quello che pubblica selezionerà quello che vuole pubblicare e lo pubblichierà nel modo tradizionale.
Se un'azienda parte con l'idea di dare un servizio agli autori che si vogliono pubblicare da soli, vuol dire che i lettori sapranno che quei libri non li garantisce nessuno. Basta che i patti siano chiari e tutti sono contenti, lasciamo da parte questi stantii moralismi che non significano nulla.
S*
S*
Stregone
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MessaggioInviato: Gio 08 Gen 2009 18:02 pm    Oggetto: Re: Il destino di Elisa Rosso   

Ohdrein ha scritto:
Naturalmente ognuno è libero di scegliere la strada che preferisce, ma se lo scrittore ha il compito di creare un prodotto (non mi piace il termine perché stiamo parlando di un'opera, ma anche l'editoria fa parte del mondo economico e l'idealismo e il sognare devono scontrarsi con la praticità), l'editore ha il compito di scegliere il prodotto, produrlo e promuoverlo; sono due ruoli che dovrebbero rimanere distinti.


D'accordissimo; difatti, che pubblica libri a pagamento è più affine a uno service di stampa che a un editore. Magari danno anche un servizio di editing, ma siamo comunque sempre a livello di service.
Noi su tutti i siti Delos Books abbiamo la regola di non recensire e segnalare libri autopubblicati, perché non li consideriamo veri libri. Anche se in qualche caso invece possono essere anche prodotti validi.
Detto questo, come dicevo, fatti tutti le distinzioni, non c'è bisogno di scandalizzarsi.
Una volta sì: una volta c'erano questi editori che chiedevano un sacco di soldi - anche perché la stampa era costosa - e promettevano frottole. Adesso puoi spendere anche zero. È un servizio come un altro, basta che non ti aspetti di diventare ricco e famoso.
S*
DelemnO
Hobbit
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MessaggioInviato: Gio 08 Gen 2009 18:05 pm    Oggetto: Re: Il destino di Elisa Rosso   

(comewithme) ha scritto:
Non so, forse è un mio problema, ma mi pare di aver già letto qualcosa di simile. Forse uno o due libri. Forse una decina...
Credo si possa solo mettersi le mani nei capelli ed urlare in preda alle convulsioni.
Per giunta queste sono pugnalate mortali per chi magari ha una certa età e davvero fa dei sacrifici per poter scrivere qualcosa di decente, mettendoci il giusto tempo e la giusta esperienza. A veder l'andazzo attuale, scrivere non è più né un arte né un mestiere, ma solo un passatempo da bambini. E chi continua a dire che questo fa bene al fantasy italiano, secondo me è solo un povero illuso. Spero di sbagliarmi.
Dopo il nipote infante... mi pare che il mio gatto abbia la prediposizione a farsi le unghie sul tappeto. Se lo convinto a passare a fogli formato A5, con un po di smalto nelle unghiette, magari potrei spedire il tutto ad una casa editrice.


Commento molto veritiiero. Applicabile a molte opere, purtroppo. Questo non l'ho letto, ma la trama me ne fa passare la voglia.
.A million images won't be enough, for I know where you hide your soul.

Sì al fantasy dignitoso, no a ragazzine a pancia scoperta e assurdità varie.

www.myspace.com/delemno
www.carminaelementalia.blogspot.com
Okamis
Rufus in tabula
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MessaggioInviato: Gio 08 Gen 2009 19:15 pm    Oggetto: Re: Il destino di Elisa Rosso   

S* ha scritto:
Okamis ha scritto:
S* ha scritto:
Se ti danno quello che ti promettono e ti fanno pagare un prezzo giusto, non vedo cosa ci sia di sbagliato, almeno da parte dell'editore.


Mi spiace, ma non sono per nulla d'accordo.

Da che mondo e mondo, il compito di un editore è quello di rischiare SULLA SUA PELLE (intesa nel senso lato di "azienda") la pubblicazione di un autore (esordiente o meno non importa). Come ho scritto anche in un altro topic, in qualsiasi azienda di tipo produttivo esistono 3 fattori:

1) Il produttore (nel nostro caso l'autore)
2) L'intermediario (l'editore)
3) Il cliente (il lettore)

Ora immagina un intermediario che dice al produttore "Ok, io vendo il tuo prodotton (o almeno ci provo), ma tu devi contribuire con le spese". In qualsiasi ditta SERIA una tale richiesta riceverebbe un sonoro "ma vai a quel...". Te la immagini una ditta di materie plastiche che paga un rivenditore perché venda i suoi prodotti? Non bisogna essere una scienza per rendersi conto che è un paradosso a dir poco folle. Che poi nel campo dell'editoria questa situazione sia diffusa (e non è vero che il fenomeno sta diminuendo, anzi semmai è il contrario, purtroppo) e "legalizzata" è un altro discorso. Resta il fatto che da un punti di vista etico e morale è una truffa bella e buona al pari del sale di Wanna Marchi.


Okamis, ma che cosa stai dicendo?
Qualsiasi ditta seria fa quello che gli chiedono i clienti, ma in che mondo vivi? Se i clienti gli chiedono stampami il libro e vendilo per conto mio, una ditta seria stampa il libro e lo vende.
Da quando in qua il "processo produttivo" è un ordine morale deciso dalla divinità?
L'editore non ha nessun obbligo morale di rischiare nessuna pelle. Se l'editore vuole investire su un autore lo fa perché pensa di guadagnarci dei soldi vendendo le copie, e quello che prende l'autore è commisurato al rischio che l'autore non corre.
Poi ognuno fa il suo mestiere, se un editore vuole costruirsi una reputazione di qualità di quello che pubblica selezionerà quello che vuole pubblicare e lo pubblichierà nel modo tradizionale.
Se un'azienda parte con l'idea di dare un servizio agli autori che si vogliono pubblicare da soli, vuol dire che i lettori sapranno che quei libri non li garantisce nessuno. Basta che i patti siano chiari e tutti sono contenti, lasciamo da parte questi stantii moralismi che non significano nulla.
S*


Attenzione, qui Silvio stai confondendo un po' i ruoli. Le "case editrici" a pagamento fingono di essere qualcosa che in verità non sono. Tu dici che "basta che i patti siano chiari". Ma a queso punto mi viene da chiedermi dove vivi tu. Mai sentito parlare della Il Filo, la quale tempo fa citò in giudizio un blog (non ricordo più quale) perché aveva INFORMATO CON PROVE ALLA MANO che la suddetta "casa editrice" pubblica solo dietro lauti pagamenti (si parla dell'ordine di migliaia di euro!) millantando poi servizi che in verità non offriva (editing e promozione in primis). E' questo il tuo concetto di "patti chiari"? E di "case editrici" come Il Filo ce ne sono a bizzeffe (Altro Mondo è la seconda più famosa al riguardo). Se parlo di moralità non è perché aneli a chissà quale epoca aurea nel mondo dell'economia, ma perché c'è una bella differenza tra offrire un servizio come quello delle case editrici serie e vendere aria fritta come questi signori. Quindi, mi spiace, ma continuerò a considerare simili soggetti come dei truffatori belli e buoni.

PS: Il filo comunque l'ha persa quella causa, e parliamo di un fatto di pochi mesi fa. Ogni tanto la moralità vince, quindi Wink

Comunque non è questa la sede adatta a simili discussioni. Chiedo quindi scusa per l'OT e la chiudo qua. Al massimo si può continuare all'interno della sezione OT o leggere fantasy Smile
"Gli uomini veri non ballano. Stanno seduti, sudano e imprecano." (Bill Hicks)

Lan.
Nano
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MessaggioInviato: Gio 08 Gen 2009 22:29 pm    Oggetto:   

Mi spiace S* ma io ho una concezione più intransigente. Quando uno scrive è perché ha qualcosa del suo vissuto da comunicare e lo trasmuta in una forma che duri nel tempo, e in più, non in tutti casi, quando vuole comunicarlo ad altre persone. In questo secondo caso, ci si può limitare a far leggere il proprio scritto alle persone interessate, oppure si tenta di farlo fruire al maggior numero possibile di persone, entrando così nel tentacolare mondo della distribuzione editoriale. Se si è proprio tanto sfortunelli in quest'avventura, allora si può ricorrere a case editrici piccole che stampano una tiratura limitata ma GRATIS. Mi chiedo allora, che senso ha pubblicare a pagamento quando ci si può rivolgere a queste case editrici oppure, negli ultimi anni, alla distribuzione gratuita offerta da alcuni siti?
La risposta a parer mio è semplice, molti di questi "scrittori" non si accontentano affatto della distribuzione on line oppure a copie limitate, quindi si rivolgono alle case editrici a pagamento per volere essere non solo pubblicati, ma per aver un buon numero di copie, oppure perché si spera di "entrare nel giro intellettuale che conta". Questo però a parer mio è solo un tentativo di forzare il posto che in quel momento (perché questo mondo artistico cambia non solo nello spazio, ma anche nel tempo, quanti artisti dimenticati nel loro presente sono poi diventati immortali dopo la loro morte?), il mondo artistico può riservare loro, è illudersi di essere grandi scrittori incompresi e quindi si da una "spintarella" per convincere anche gli altri di aver ragione, è frustazione, soprattutto però è avere una concezione della scrittura totalmente basata sull'altro generalizzato, non sull'io, si scrive cercando di capire cosa gli altri vogliono, se va bene a me tanto di guadagnato, altrimenti mi adatto (questo almeno è un punto a favore di questi baby scrittori fantasy, che almeno sono i primi appassionati del loro genere). Chi è causa del suo mal pianga sè stesso se ormai molti considerano gli "scrittori" a pagamento come mestieranti di livello molto discutibile.

@Okamis: beh dai sulla """casa editrice""" il filo ci sarebbe da dedicare un topic a parte, quindi chiudo pure io qui, se ci sarà un topic dedicato sarò ben felice di partecipare... Surprised


Ultima modifica di Lan. il Gio 08 Gen 2009 22:45 pm, modificato 1 volta in totale
Lan.
Nano
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MessaggioInviato: Gio 08 Gen 2009 22:42 pm    Oggetto:   

Edit: scusate Internet ha fatto i capricci e mi sono ritrovato con un doppio post clone!^^"
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