Marco Davide


Vai a pagina Precedente  1, 2, 3, 4  Successivo
Autore Messaggio
LotharB
Nano
Messaggi: 141
Località: Roma
MessaggioInviato: Mer 23 Apr 2008 17:20 pm    Oggetto:   

@Kinzica: 'La Lama del Dolore' è il vero preludio alla trilogia. Ha un capo e una coda, ma ottempera anche il compito di introdurre i personaggi e fornire l'incipit ai loro passi. Il secondo scoprirà le carte della partita più generale. Ci sarà posto per tutti e quattro i cavalieri dell'Apocalisse (in senso figurativo, ovviamente, la loro comparsa 'incarnata' l'ho lasciata al buon Terry Brooks Razz ) e per un destino da maledire.

@Andrea: è vero, i complimenti fanno sempre piacere, è superfluo sottolinearlo, ma esistono quelli che ti danno maggiore soddisfazione. La storia di Lothar contiene un messaggio fra le righe. Niente di didascalico o allegorico, per carità, nessuna lezione da insegnare. E' un messaggio emotivo, cui faticherei a dare una spiegazione sintetica (altrimenti è probabile che non avrei mai finito per scrivere una trilogia). Se quello non arriva, a prescindere dalla causa, il cerchio fra me e il lettore non può chiudersi.
Anche io non finisco di stupirmi della potenza delle parole. Devi raccontare suoni, visioni, sapori e rischi continuamente di non farlo nel modo adatto. Forse però hai più strumenti per scavare a fondo nell'anima dei tuoi personaggi rispetto ad un mezzo audiovisivo. Sempre se riesci nell'arte, tutt'altro che scontata, di farlo.

@Michele: dico spesso che esistono autori in grado d'appassionarmi anche quando scrivono libri di ricette... ed altri che, pur a fronte d'una storia avvincente, mi lasciano fastidiosamente indifferente.

M'associo all'appello di partecipazione da parte di tutti. Io sono lettore, prima, dopo e durante la scrittura. Se può essere costruttivo il punto di vista dell'autore, non cesserà mai di esserlo quello dei tanti che leggono, per vastità e ricchezza di sfumature.
Elyria
Anjin
Messaggi: 4837
Località: fra la terra e il mare
MessaggioInviato: Gio 24 Apr 2008 22:19 pm    Oggetto:   

Io continuerò a partecipare con Molto piacere...anche perchè ho letto quas tutti i libri degli autori di questo 3d ^___^
http://novatlantide.wordpress.com/

Caoticista nell'animo.
anto73
Elfo
Messaggi: 276
Località: Piacenza
MessaggioInviato: Gio 01 Mag 2008 5:55 am    Oggetto:   

Ciao, hai scritto alcune riflessioni che mi hanno colpita:
LotharB ha scritto:
La storia di Lothar contiene un messaggio fra le righe. Niente di didascalico o allegorico, per carità, nessuna lezione da insegnare. E' un messaggio emotivo, cui faticherei a dare una spiegazione sintetica (altrimenti è probabile che non avrei mai finito per scrivere una trilogia). Se quello non arriva, a prescindere dalla causa, il cerchio fra me e il lettore non può chiudersi.
....
@Michele: dico spesso che esistono autori in grado d'appassionarmi anche quando scrivono libri di ricette... ed altri che, pur a fronte d'una storia avvincente, mi lasciano fastidiosamente indifferente.


Passare un messaggio emotivo è un'impresa tutt'altro che facile, è un modo di interpretare il fantasy che mi affascina.
Riuscire a farsi leggere attraverso un romanzo o un racconto è più difficile che raccontare bene la storia, trasmettere se stessi, entrando nella vita del lettore, vale più di un perfetto esercizio stilistico.
Per fare un esempio in linea con quello che hai detto, il libro Stardust mi è piaciuto, è "perfetto", ma dal punto di vista emozionale mi ha lasciata indifferente. Ricordo invece certi libri di cucina della mia nonna, in cui tra una ricetta e l'altra l'autore tentava di insegnare il bon ton alle giovani signore, cercando disperatamente di far apprezzare alle lettrici il loro ruolo.
In questi testi c'era una cura, un'attenzione tutta particolare, un uso dei termini che trasmetteva entusiasmo, era qualcosa di indefinibile che trasportava la mia fantasia di bambina al pari dei romanzi d'avventura.

E' vero, anche un libro di cucina può emozionare.
MessaggioInviato: Ven 02 Mag 2008 11:43 am    Oggetto:   

Beh, Antonia, quello delle ricette voleva essere un esempio, ma mi fa piacere sapere che esiste almeno un caso acclarato di ricettario appassionante. Very Happy

Il punto di contatto con il lettore, quando lo si trova, appaga al di là di ogni complimento tributato alla forma della narrazione. Perché è sostanza, è incontro di emozioni su di un piano condiviso.

Il miglior premio che come autore posso sperare di ricevere.

Alle volte troviamo freddo quel che riconosciamo ottimo nella fattura. Altre c'innammoriamo delle imperfezioni di un'opera. Quando i due fattori coincidono, splendida forma e veicolata sostanza, ci soprendiamo al cospetto di un capolavoro. Magari solo per noi, magari non per tutti gli altri.

Dopotutto la bellezza (della forma e della sostanza, per metter mano alla citazione) è negli occhi di chi guarda.
LotharB
Nano
Messaggi: 141
Località: Roma
MessaggioInviato: Ven 02 Mag 2008 11:45 am    Oggetto:   

Argh, imparerò mai a controllare se son loggato prima di scrivere?

L'anonimo di cui sopra, ottuso e recidivo, sono sempre io... Embarassed
anto73
Elfo
Messaggi: 276
Località: Piacenza
MessaggioInviato: Dom 04 Mag 2008 6:11 am    Oggetto:   

Ti mando il titolo del ricettario in PVT Laughing Laughing Laughing

Per tornare in tema, ti quoto in pieno, scoprire nel lettore un compagno di viaggio è il premio migliore.

Ai protagonisti ne combiniamo di tutti i colori, ma dietro alla storia ci sono le nostre fatiche, i nostri dubbi, ci siamo noi col nostro vissuto.
Entriamo nei romanzi al pari dei personaggi.
Dietro il velame de li versi strani cerchiamo di comunicare a chi legge le nostre emozioni, alla fine raccontamo di noi. Sapere d'esserci riusciti è un'immensa soddisfazione.
LotharB
Nano
Messaggi: 141
Località: Roma
MessaggioInviato: Mer 07 Mag 2008 9:51 am    Oggetto:   

[quote="anto73"]Ti mando il titolo del ricettario in PVT Laughing Laughing Laughing [quote]

Purché la ricetta non contenga carciofi, quelli non li sopporto nemmeno sulla carta... Laughing

Citazione:

Per tornare in tema, ti quoto in pieno, scoprire nel lettore un compagno di viaggio è il premio migliore.

Ai protagonisti ne combiniamo di tutti i colori, ma dietro alla storia ci sono le nostre fatiche, i nostri dubbi, ci siamo noi col nostro vissuto.
Entriamo nei romanzi al pari dei personaggi.
Dietro il velame de li versi strani cerchiamo di comunicare a chi legge le nostre emozioni, alla fine raccontamo di noi. Sapere d'esserci riusciti è un'immensa soddisfazione.


Il fine ultimo della lettura è emozionare. Dallo svago fatto di sorrisi o semplice rilassatezza, all'inquietudine, alla commozione...
Certo dev'essere un'emozione contestuale, al romanzo o allo specifico passasggio... Se un lettore mi dice che con il mio Lothar ha passato quasi tutto il tempo a ridere mi viene in mente che qualcosa non è andato per il verso giusto... i paragrafi leggeri non mancano, ma se ridi pure quando va al cimitero, il benedetto cerchio s'è chiuso sbilenco! Shocked
O forse, in parte, non è così vero... meglio un sentimento dissonante che piattezza emotiva o, peggio, noia...
by Ax
Maia
Messaggi: 663
Località: Milano
MessaggioInviato: Gio 08 Mag 2008 17:22 pm    Oggetto:   

Marco, quali sono gli autori che hanno contribuito alla tua formazione di lettore/autore, e che - magari inconsciamente - ti si insinuano tra le dita nella stesura di ciò che scrivi? Non mi riferisco, ovviamente, al copiarne lo stile, ma ti capita mai di pensare a cosa farebbe uno di loro quando incontri una situazione di stallo in cui non sai come muoverti?
Sono sicuro che poi alla fine un autore onesto troverà la soluzione muovendosi sulle proprie gambe, ma magari una piccola spinta può scatenare il resto.
Per ogni Giovanna d'Arco c'è un Hitler appollaiato dall'altra estremità dell'altalena. La vecchia storia del bene e del male.
CB
LotharB
Nano
Messaggi: 141
Località: Roma
MessaggioInviato: Ven 09 Mag 2008 11:56 am    Oggetto:   

Ciao (by) Ax.

Undici anni fa, all'epoca della prima stesura de 'La Lama del Dolore' il mio bagaglio fantasy si basava, fra gli altri, sui romanzi di Tolkien, Brooks e sulla saga delle Dragonlance di Weis&Hickman. C'era molto altro ma i tre citati sono stati i pilastri primi su cui ho costruito il mio background relativo.

Detto ciò, se devo citare l'autore che più di tutti ha influenzato la mia formazione di scrittore, col suo modo di narrare prima ancora che con le sue storie, devo spostarmi dal fantasy puro e dire Stephen King. Adoro la capacità del Re di raccontare, a prescindere dal soggetto. E, per questo motivo, trovo che l'introspezione a me tanto cara dei personaggi debba molto a lui.

Questo a priori. Poi però ci sono affinità elettive che scopri a posteriori. A distanza di anni dalla fine della 'Trilogia di Lothar Basler' leggo Martin e mi rendo conto di quanto di familiare trovi nelle sue storie tanto sofferte e crepuscolari. Non è mia intenzione stare qui a paragonarmi a un titano del genere, ma soltanto a sottolineare come possa capitare che l'incontro avvenga più avanti lungo la strada, non solo in partenza. E non mi riferisco neppure all'autore a tutto tondo, bensì a quel che si respira nei suoi romanzi, ancora una volta a prescindere dalle storie e dal dettaglio dei contesti. Come per King, ho amato Martin per quel che mi trasmetteva, non necessariamente (anche, certo) per il come.

E oggi che denoto un incupimento aggiuntivo dei miei affreschi narrativi, non posso non pensare a quanto certe letture mi abbiano influenzato. A questo proposito vorrei citare anche Altieri che ultimamente, col suo Eretico, m'ha insegnato che esiste un limite alla cupezza e ai goticismi anche per me e che lui, pur superandolo, ha gettato un'ombra ulteriore sul mio attuale stile narrativo.
by Ax
Maia
Messaggi: 663
Località: Milano
MessaggioInviato: Sab 10 Mag 2008 19:56 pm    Oggetto:   

Grazie, Marco, per la risposta. Anche io ho sempre apprezzato il modo in cui King dipinge l'introspezione dei personaggi. A questo punto la curiosità di entrare nel tuo mondo cartaceo ha fatto breccia. Mi accoderò con piacere a quanti l'hanno già fatto. Very Happy
Per ogni Giovanna d'Arco c'è un Hitler appollaiato dall'altra estremità dell'altalena. La vecchia storia del bene e del male.
CB
LotharB
Nano
Messaggi: 141
Località: Roma
MessaggioInviato: Lun 12 Mag 2008 10:51 am    Oggetto:   

by Ax ha scritto:
Grazie, Marco, per la risposta. Anche io ho sempre apprezzato il modo in cui King dipinge l'introspezione dei personaggi. A questo punto la curiosità di entrare nel tuo mondo cartaceo ha fatto breccia. Mi accoderò con piacere a quanti l'hanno già fatto. Very Happy


Nei miei romanzi i personaggi hanno sempre un ruolo di riguardo, per caratterizzazione e introspezione. E' ovviamente qualcosa che ho ereditato dalla mia esperienza di lettore... alla fine ogni scrittore sceglie di scrivere qualcosa che gli piacerebbe leggere.
In quest'ottica, King è uno degli autori (il primo fra vari) che più m'ha affascinato coi suoi splendidi personaggi.
Pawin
Balrog
Messaggi: 1023
Località: Sardegna
MessaggioInviato: Gio 15 Mag 2008 19:57 pm    Oggetto:   

ho un problema.
devo fare una pseudoricerca (non so nemmeno da che parte darmi) sull'eroismo ma ci sono tanti tipi diversi di eroe..
addirittura, ho pensato ai miei libri ma non sono riuscita ad inquadrare in quel modo nessun personaggio, per capire di chi devo parlare!
perciò mi chiedo Che cos'è un eroe? che caratteristiche deve avere?
anzi, lo chiedo a tutti voi perchè preferisco sentire il punto di vista di uno scrittore (per quanto certa gente continui a dirmi che la letteratura è morta da tempo.. Rolling Eyes ).
come vedete l'eroe? Medieval

grazie in anticipo! temo che passerà qualche giorno prima che possa ritornare nel forum.. Crying or Very sad

naturalmante parlo anche di eroine! mi sembra pure giusto Rispetto
LotharB
Nano
Messaggi: 141
Località: Roma
MessaggioInviato: Ven 16 Mag 2008 20:50 pm    Oggetto:   

Ciao Pawin,

l'argomento è complesso e non può certo essere sviscerato in poche righe ma proverò a darti il mio contributo.

Partirò dai miei romanzi... Lothar non è certo un eroe classico, tutto buoni propositi e candidi sentimenti. Anzi, non è affatto un eroe. Vive la sua vita, finché non gliela distruggono. Prova a dimenticare, finché non tornano a vessarlo. Ripercorre così il sentiero del passato e comprende che, volente o nolente, non può sfuggirgli. A quel punto imbocca l'unica strada che reputa essergli rimasta: la vendetta.

E' un eroe qualcuno che cerca la vendetta? Non mi pare. Lui ha i suoi buoni motivi, certo. L'odio che cova nasce da un profondo amore, va bene. Ma in buona sostanza si tratta di una persona in carne ed ossa (non esattamente, ok Laughing ) con i suoi umani sentimenti. Stessa storia per chi gli starà accanto e per chi gli sbarrerà la strada. A dirla tutta non è proprio come tutti gli altri ma... questo ti rende un eroe? Non necessariamente, non più di noialtri. E' più facile che ti renda diverso...

Nel secondo volume (piccola anticipazione) si scoprirà che la storia, così personale, è in realtà compresa in una cornice più vasta, più... predestinata. Non c'è da prenderla molto bene (il Destino è un'entità ingombrante, soprattutto quando decide di mettere il naso in quelli che ritenete affari vostri) ma non divaghiamo... il punto è: può un fato segnato rendere un semplice personaggio (o una persona) un eroe?

Io non ne sono sicuro. Un antieroe, forse, se la predestinazione è mal digerita, se ci si trova coinvolti in certe faccende nostro malgrado...

Cos'è allora un eroe? Io non credo tu cerchi la risposta classica. Per quella, hai milioni di stereotipi che possono aiutarti. Personaggi ricchi di caratteristiche 'importanti', siano esse fisiche, psichiche o 'sociali'. Investito di una missione che soltanto lui può portare a termine, con la giusta dose di difficoltà, grazie a queste sue peculiarità.

Provo a dirti invece quale è il genere di eroe che piace a me... Mi riferisco a chi riesce ad essere straordinario senza esserlo davvero. A chi, nello spazio circoscritto in cui si trova a dover affrontare un'impresa, ovvero qualcosa che va al di là delle sue capacità, quali esse siano, trascende se stesso. Per far questo deve conoscere i suoi limiti, affinché, tramite la loro coscienza, possa travalicarli. Ma non basta: deve anche trovare in sé la forza e le motivazioni necessarie a farlo. Inoltre, laddove l'eroe classico avrà sicuro successo, il mio eroe personale potrà anche fallire. Sarà eroico nell'aver superato se stesso, nell'essersi guadagnato piena dignità nello slancio, comunque vada.

In quest'ottica s'innesta il concetto di crescita, a mio avviso fondamentale nel percorso di un eroe. Non è eroe chi, grazie ai suoi superpoteri, ha gioco facile nelle vicissitudini. Lo è chi ha la forza di soffrire e combatte per gettare il cuore oltre l'ostacolo; chi ha l'umiltà di conoscere i confini delle proprie possibilità ed il coraggio di affrontarli. Vincendo o perdendo, non ha importanza.

La dimensione epica è funzionale alla narrazione delle gesta di un eroe. Ma, tutto sommato, io credo che sia l'eroe a generare epicità con la sua azione, e non viceversa.

Tornando a Lothar e alla sua vendetta. Non nasce eroe. Ma, attraverso il percorso che intraprenderà, potrà diventarlo. Su questo ovviamente mantengo lo stretto riserbo. Wink

Spero di esserti stato utile col mio personale punto di vista.

PS: Qualcuno ha il minimo dubbio sul perché, a casa mia, Batman e Paperino battono Superman e Topolino 6-0 6-0? Laughing
by Ax
Maia
Messaggi: 663
Località: Milano
MessaggioInviato: Ven 16 Mag 2008 21:29 pm    Oggetto:   

Citazione:
"Lo è chi ha la forza di soffrire e combatte per gettare il cuore oltre l'ostacolo; chi ha l'umiltà di conoscere i confini delle proprie possibilità ed il coraggio di affrontarli. Vincendo o perdendo, non ha importanza."

Quel 'vincendo o perdendo, non ha importanza' vale anche per la mia idea di persona eroica.
Quando incontro un personaggio cartaceo con queste peculiarità ne rimango sempre affascinato e non fatico a provare rispetto per il suo destino, qualunque esso sia e ovunque lo porti. Se hai creato Lothar con metà delle caratteristiche che hai scritto, credo che il tuo romanzo mi piacerà.
Per ogni Giovanna d'Arco c'è un Hitler appollaiato dall'altra estremità dell'altalena. La vecchia storia del bene e del male.
CB
Pawin
Balrog
Messaggi: 1023
Località: Sardegna
MessaggioInviato: Sab 17 Mag 2008 20:42 pm    Oggetto:   

non sono in grado di fare solo una citazione del discorso che hai fatto.. ti dirò, leggendo pensavo solo "ooh".
è molto interessante. davvero!
anche questo è un contributo molto importante per quello che devo fare in questi giorni (e per cosa in futuro spero di essere..)
grazie davvero.
è scontato che non vedo l'ora di leggere il tuo libro Wink
ma il tempo è una merce cara..
Mostra prima i messaggi di:   
   Torna a Indice principale :: Torna a Gli scrittori Tutti i fusi orari sono GMT + 2 ore
Vai a pagina Precedente  1, 2, 3, 4  Successivo

Vai a:  
Non puoi inserire nuove discussioni in questo forum
Non puoi rispondere alle discussioni in questo forum
Non puoi modificare i tuoi messaggi in questo forum
Non puoi cancellare i tuoi messaggi in questo forum
Non puoi votare nei sondaggi in questo forum