Il Bastone


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Autore Messaggio
nisana
Tai'shar Malkier
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MessaggioInviato: Ven 31 Dic 2010 11:58 am    Oggetto:   

Lord Sacha ha scritto:
Ottima spiegazione, mi piace. Hai chiarito punto per punto. Spero di non essere sembrato polemico Smile

Per nulla! I consigli e le opinioni sono sempre ben accette! Se no tanto vale far leggere i propri scritti, no?
Vita prima della morte. Forza prima della debolezza. Viaggio prima della destinazione.
uljanka
Sua Luminosa Oscurità
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MessaggioInviato: Ven 31 Dic 2010 12:51 pm    Oggetto:   

Devo ammettere che questo commento è stato complicato da elaborare. L'impressione avuta dal racconto è complessivamente negativa. Non volevo però scrivere una recensione troppo cattiva ed essere gratuitamente polemica.
Le frasi sono involute, la descrizione predomina sull’azione e le ripetizioni, seppur cercate al fine di dare ritmo da “poema in prosa” al testo , non fanno che complicare la situazione. La trama è scarna ma la sua comprensione non è affatto immediata. Forse bisognava rendere più simpatica la figura del protagonista, che risulta grigia e ieratica.
Ti consiglio di riscrivere il racconto, concentrandoti sugli elementi essenziali, sul senso di onirica irrealtà, se vuoi solo trasporre liricamente un sogno o sull'economia della trama, se vuoi rendere il tutto più narrativo.

Stile: 2
Lo stile pomposo della narrazione è la forza ma anche la "croce" di questo racconto. Io non ho nulla contro la prosa “culta” , anzi depreco gli appelli a prosciugare la scrittura di ogni tipo di aggettivo e avverbio in nome di una malintesa chiarezza. Però ritengo che lo stile aulico migliore sia quello che punta all’eleganza, al gioco dei richiami letterari, al la musicalità della frase. Senza esagerare e senza spargere gemme a ogni frase.

Poi, aulicismi a parte, ci sono delle frasi che mostrano alcuni difetti di struttura.

Si comincia con il botto, per esempio: prima frase e doppia negazione.

Citazione:
Il bastone non appariva a occhi terrestri se non come un comune, nodoso e contorto ramo di indistinta specie arborea


In nome della semplicità sarebbe meglio dire.

Citazione:
Il bastone appariva a occhi terrestri come un comune, nodoso e contorto ramo di indistinta specie arborea.



Nonostante l’abbondanza di aggettivi, di metafore, di sinestesie e di suggestivi paralleli gli elementi e i personaggi fondamentali non sono connotati con chiarezza.

“Fumosa” è la descrizione del viale.

Citazione:
Il viale era inondato di pruni, di tonalità gentili, profusi di gemme e di fiori, lievemente mossi dal vento, grazie al quale si intravedeva appena, sul suolo, quel tappeto di petali ancora solo promesso dalle piante, sul lastricato bianco opaco dell’opera dell’uomo.


I fiori sono anche per terra o solo sugli alberi? Grazie a cosa s’intravede il suggestivo tappeto di fiori (che a quanto pare ancora non c’è)?

La caratterizzazione dell’eroe e del suo bastone avviene in maniera molto vaga e contraddittoria.

Citazione:
Il filosofo di mezz’età cui si accompagnava, indubbiamente un filosofo, in ottemperanza ad espliciti tratti somatici


Quali questi “espliciti tratti somatici”?

Citazione:
Il bastone non appariva a occhi terrestri se non come un comune, nodoso e contorto ramo di indistinta specie arborea.


Qui il bastone è indubbiamente tratto da un ramo.

Citazione:
curiosamente non recava tracce di una precedente appartenenza al mondo vegetale


Qui sembrerebbe di origine chiaramente artificiale.

La connotazione vaga o contraddittoria degli oggetti e delle persone continua per tutto il racconto.
Lo schiavo che regge il bastone, per esempio, sembrerebbe una figura subumana, meschina.

Citazione:
lo schiavo, triste apparenza di forma vagamente umana, meschina, grigia e sporca,


Citazione:
lo schiavo, privato nel volto di umana espressività


Citazione:
al lurido aspetto del fuggiasco maledetto


Se non fosse che almeno tristezza e paura il poveraccio è capace di esprimerle.

Citazione:
Sembrava il ritratto dell’inferno, triste e pauroso


E che, nel momento dell’agonia, il poverino ostenta persino orgoglio.

Citazione:
Apparve supremo, agli astanti interessati, lo sforzo dello schiavo per ricomporre le sue povere membra e mantenere una parvenza di orgoglio.


Il filosofo invece sembra pervaso da un dignitoso tormento.

Citazione:
lo sguardo tormentato del filosofo

Il tormento riflesso nell’ombra del filosofo


Che poi si trasforma in vera e propria apatia.

Citazione:
dall’imperturbabile sagoma del filosofo, incapace di provare dolore, piacere, sentimento.


La figura con cui ti sei sbizzarrita di più è indubbbiamente quella di Proserpina-Persefone-Persephaessa. Cerchi di tessere intorno a lei una malia basata sul gelo e sul sibilo del suono.

Citazione:

Il suono sembrava esalare attorno alla fanciulla, creando onde e spirali attorno al suo corpo, come un mantello intessuto d’ombra scosso dal vento, aleggiante e fugace, e pareva che giungesse al suo capo, tra i capelli intrecciati, nella forma di un diadema, elegante, raffinato, semplice, ma tragico come la sorte.


La profusione di aggettivi è concentrata attorno a una vibrazione sonora che diviene sostanza plastica, capace di essere morbida come un tessuto e solida come un metallo prezioso. Lo scopo del poeta è suscitar la maraviglia. La sorte del lettore scervellarsi per immaginarsi come possa un suono suscitare simili impressioni.

Trama: 3

L’idea non è malvagia, se è davvero come la intuisco: un filosofo e il suo schiavo hanno trafugato un misterioso bastone a Persefone e consorte e vengono puniti dalla divinità. L’incenerimento immediato del servo è cosa lieve e indolore in confronto alla Life in Death comminata al sapiente.
Che non è poi detto che sia una vera punizione, e che la vera finalità del filosofo non fosse proprio quella di ricercare tale sostanziale immortalità
Troppe cose però sono poco chiare. Il modo in cui i due siano venuti in possesso del manufatto, innanzitutto, e il suo potere effettivo. E poi il succo della narrazione sembra scomparire, oberato dalle suggestioni.

Equilibrio della narrazione: 1

Trovo che sia gestito malissimo. Dedichi agli eventi fondamentali uno spazio irrisorio, rispetto alla totalità del racconto e ti perdi nella descrizione dei particolari secondari. Il pathos dell’incontro tra la divina coppia e i reprobi è soffocato dalla rete di figure retoriche e di sottigliezze sensistiche.
Il passaggio del punto di vista dal narratore onnisciente al gatto non è affatto indovinato. Distrae la mente del lettore e non sembra avere uno scopo preciso, se non quello di alleviare la tensione. Tra l’altro il gatto è un personaggio simpatico, con il quale il lettore potrebbe sentirsi a suo agio. Tutto il contrario del protagonista.
Il paragrafo finale, con la descrizione della vita da immortale del Filosofo è breve, poco preciso e frettoloso. Poteva essere almeno staccato dal resto del racconto.

Registro: 3

E’ difficile scrivere in chiave aulica ma tu ci riesci benissimo, e a quanto parte, ti diverti parecchio. Una caduta di stile è secondo me il tono da articolo accademico del primo paragrafo. Invece di prosa poetica sembra d’avere a che fare con prosa scientifica, con tanto di espressioni algidamente esplicative come “in ottemperanza” e “Contrastivamente”.

Efficacia della comunicazione: 2

Non ricevo da questa lettura alcuna impressione di straniamento onirico. Forse non dovevi iniziare con un paragrafetto esplicativo.
Non percepisco la tragicità degli eventi . Tutto avviene in maniera meccanica ( comparsa dei protagonisti , teofania, morte del servo , condanna del filosofo, vita secolare del medesimo, morte), senza alcun pathos.
E io, che sono Tenebra, altro non posso vedere se non la Luce, e perciò sono la Luce.

Quando qualcuno dice 'io non credo nelle fate' da qualche parte una fata ride e prepara il suo fucile.
nisana
Tai'shar Malkier
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MessaggioInviato: Ven 31 Dic 2010 18:21 pm    Oggetto:   

Grazie anche a te, Uljanka! Ero molto ansiosa di ricevere il tuo parere. Non mi ero davvero accorta di aver commesso tanti errori e omissioni! La struttura narrativa non mi entusiasma, perché il finale senza conoscere il seguito non ha davvero molto senso, hai ragione.
Rispondo solo su due punti, sugli altri non posso davvero dire nulla! Lo schiavo non mostra orgoglio, ma una parvenza. Cioè, gli altri potrebbero interpretare il suo tentativo di "tenersi insieme" come orgoglio. Ma non è detto che lo sia. Quanto al filosofo, mi sono spiegata malissimo e giustamente sono stata fraintesa: il tormento viene in un primo momento, poi, nell'incontro con la Persephessa (una sorta di sacerdotessa), c'è la risoluta decisione di tenersi il Bastone, poi tornerebbe il tormento ma il Bastone assorbe le sensazioni umane, e quindi finisce per prosciugarle.
Lo scopo del filosofo, nell'impossessarsi del Bastone, è proprio la Life in Death. Diciamo che, con gli anni, non manterrà le sue seduzioni. Il modo in cui i due ne sono venuti in possesso non mi è mai sembrato molto importante: visto l'effetto sul servo, non credo che fosse un oggetto molto ambito!
Quanto al resto, non posso che provare a seguire i tuoi consigli!
Vita prima della morte. Forza prima della debolezza. Viaggio prima della destinazione.
un muspeling
apprendista incendiario
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MessaggioInviato: Sab 01 Gen 2011 23:43 pm    Oggetto:   

Cara Nisana,
il mio commento ti giungerà domani. Vedrò di essere quanto più esauriente possibile, per quanto inflessibile. Smile
DarkUriel89
Hobbit
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MessaggioInviato: Dom 02 Gen 2011 10:17 am    Oggetto:   

Commento in seconda lettura, scritto battendo tastiera di periodo in periodo.
Citazione:
Infine, lo schiavo, triste apparenza di forma vagamente umana, meschina, grigia e sporca, avvinghiato al bastone,
con mani nodose e contorte, più del legno che abbracciava con dita convulse. (? Perchè il punto? intendo dire: non
interrompi la narrazione! io ci avrei messo dei puntini (...sembrava il ritratto dell'inferno, poi '';'' e avrei
continuato)
Sembrava il ritratto dell’inferno,
triste e pauroso, opaco nella miriade di colori brillanti e sfaccettati che solo l’inizio della primavera è in
grado di donare ai mortali, nelle mille varietà del rosa e del bianco,
create dal vento e dal riflesso della luce.

.
Citazione:
In direzione opposta, due giovani dalle candide tuniche percorrevano il viale, incuranti della stagione e
di ogni suono, silenziosi, e splendidi nella loro divina perfezione, un uomo e una donna, uniche forme di vita
non corrotta sulla strada lastricata di Ourizon

Forse un pò troppe virgole! molto intrigante comunque!

Citazione:
semplice, ma tragico come la sorte.

Stupenda citazione.

Citazione:
’etere stesso, impregnato di sottili, e potenti, parole, pronunciate in un idioma arcaico, perso nelle nebbie del
tempo dalla collera del Dio, sprigionava faville e sbuffi di vento, in una profonda e intima ribellione,
inconciliabile con la sua stessa natura.

Troppe virgole a mio modesto avviso Razz; non so, prova a rileggerlo così:
l'etere stesso impregnato da sottili e potenti parole, pronunciate in un idioma arcaico perso nelle nebbie
del tempo dalla collera del dio, sprigionava favilli... (etc etc)
Suona più lineare... fluido, trovi?

Citazione:
Il bastone non cadde al suolo, nonostante non esistesse più uno schiavo a reggerlo, sostituito da un
mucchietto informe e patetico di polvere, grigia, sporca, ben presto scossa lontano dal soffio di un ghiacciato,
tagliente vento del nord, a cui lo Zefiro tranquillo e tiepido del giardino aveva ceduto il passo, per rispetto,
per forza, per comprensione. La polvere scivolò lontano e null’altro rimase.

Sembri aver capovolto lo stile narrativo qui; descrivi la scena '' al ritroso'', lasci al lettore l'onere, piacevolis
simo, di dedurre di cosa scrivi parola per parola. A me piace molto Very Happy

Nel complesso è un bel racconto, dalla tua c'è sicuramente l'originalità ed una buona capacità di sceneggiatura, anche il tuo vocabolario è tutt'altro che ''vecchio o stereotipato''; personalmente, come detto sù, trovo la forma una pò amara: virgole, troppe.
Il che svaluta il tutto a causa del fatto che troppe interruzioni rallentano uno stile già lento.
Nulla contro quest'ultimo, anzi, ben venga è quello padroneggiato dai grandi della letteratura, rimanendo in campo fantasy: chi ha detto Tolkien?

Un consiglio, prova a rileggere il testo a lavoro finito, vedrai che dimezzerai la punteggiatura e velocizzerai la prosa, il tutto diverrà più fluido e lineare Razz

Una richiesta: continua a scrivere! Non fermarti che hai talento! Cool
nisana
Tai'shar Malkier
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MessaggioInviato: Dom 02 Gen 2011 12:39 pm    Oggetto:   

Grazie, DarkUriel! Sono contenta che ti sia piaciuto! Uso poco i puntini perchè non mi piacciono particolarmente e le virgole sono davvero la mia passione, ma forse devo moderare la mia tendenza all'esagerazione!
Vita prima della morte. Forza prima della debolezza. Viaggio prima della destinazione.
M.T.
Paladino Guardiano
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MessaggioInviato: Dom 02 Gen 2011 15:14 pm    Oggetto:   

Ho effettuato una seconda lettura per vedere se le impressioni sono rimaste le stesse, perché la prima aveva presentato difficoltà e dovevo chiarire se era un fattore personale o del testo.
L'idea è buona e interessante, ma stile e struttura la disperdono, rendendola poco chiara. Concentrare in 10000 battute quanto volevi scrivere non è facile, ti ci sarebbe voluto più spazio, ma non è questo il punto: è lo stile che contorce e s'"arrovella" su se stesso. Nel primo commento che ho postato dici che ti è piaciuta la musicalità: ecco è l'armonia che manca al racconto e questo lo rende oscuro, farraginoso. E' spezzato, forse anche per il troppo uso di virgole.
Usare similitudini e metafore aiuta a rendere l'idea che si vuole trasmettere, ma a volte possono far avere una caduta nella narrazione: occorre trovare la giusta forma.
Più che spiegare mi risulta facile fare esempi pratici.


Il bastone era un nodoso e contorto ramo: così appariva a occhi umani, la sua vera natura celata sotto la rugosa corteccia. Un ramo che non era stato colto da albero alcuno, non nato da seme, non sviluppato da pianta; germogliato dagli elementi della terra senza esserne cresciuto e alimentato, amalgamato da una forza primordiale. Un manufatto che s'accompagnava a due individui sul viale inondato di pruni dalle tonalità gentili, profusi di gemme e di fiori.
L'uomo di mezz’età, elegante e raffinato, dai tratti somatici aristocratici: il filosofo, la cui figura strideva con l’apparenza selvaggia e disadorna del bastone.
Lo schiavo. Ritratto dell’inferno, triste e pauroso, opaco nella miriade di colori brillanti e sfaccettati che solo l’inizio della primavera è in grado di donare ai mortali, nelle mille varietà del rosa e del bianco, create dal vento e dal riflesso della luce. Apparenza vagamente umana, grigia e sporca, se ne stava meschinamente avvinghiato al bastone, con mani nodose e contorte, più del legno che stringeva con dita convulse.
Il vento, compagno del trio nella calda e limpida ora del pranzo, levava nel suo canto l'aroma di giardini profumati, sollevando in un dolce walzer i petali ricoprenti il sentiero lastricato di bianco.
Timido, le zampe bianche ingiallite dal terriccio, un gatto alzò il muso dall'inebriarsi degli effluvi primaverili. Cogliendo lo sguardo tormentato del filosofo, saltò verso il giardino, in cerca di cipigli più gentili.
Il ragno avvertì un fremito freddo nella ragnatela, come di ritorno dell'inverno; interruppe il pasto, ritardando l’agonia della mosca catturata, ritirandosi al sicuro di un buco.
Un sortilegio malefico promanava dallo schiavo, il volto privato d'umana espressività. L’ombra del filosofo tremava dal tormento, riflesso nero e stridente sull'acqua cristallina di una fontana.
Un lampo s'abbatté sul frontone del tempio. Con fragore la statua di Kore rovinò al suolo dalle merope della fiancata.
Lo schiavo fu scosso da un brivido, unica manifestazione dell'umanità un tempo posseduta dal guscio vuoto quale ormai era.
Le voci allegre e scherzose, i cinguettii leggeri e armoniosi che avevano solcato l'aere prima dell'arrivo del trio, si fecero distanti, spinti lontano da una forza permeata di minaccia.

Questo è solo un modo per scrivere il pezzo; il concetto è che lo scritto deve fluire senza far perdere il filo. Stessa cosa occorre fare con la seconda parte: scrivere aulico, cercando di mantenere lo spirito mitologico, non necessita di molte parole, ma trovare le parole giuste che rendano questa atmosfera.
un muspeling
apprendista incendiario
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MessaggioInviato: Dom 02 Gen 2011 19:17 pm    Oggetto:   

Eccomi, finalmente, al commento di questo racconto.
Il pezzo abbisognerebbe di numerose mani di revisione/correzione e di un bel po' di meditazione sulla trama, che risulta soffocata dallo stile pieno di problematiche, ma anche senza il concorso dello stile, lo svolgimento dei fatti non è chiaro.

Stile: 1
Troppi, sono troppi errori, vedo di elencarli quanti più possibile qui di seguito:
Molte sono le ripetizioni,
troppi gli avverbi in -mente,
le similitudini vanno usate se sono indispensabili per chiarire un concetto, negli altri casi servono solo come zavorra.
Attenzione alle d eufoniche, usate a sproposito quasi sempre: la regola è usarle solo se la parole che segue inizia per "d".
Anche l'uso delle coppie di aggettivi legati da una "e" non va bene, troppo spesso assomigliano ai cugini del, singolo, termine giusto che ogni autore è chiamato a cercare e usare.
L'uso delle virgole è pesante, in un caso almeno viene usata fra soggetto e verbo, la qual cosa è errore da correzione di bozze, non da editing.
Lo stesso dicasi per il modo in cui indichi i dialoghi: se si usa la barra mediana, in primis deve essere lunga e non un segno meno, poi necessita Sempre - sia in apertura che in chiusura - di uno spazio, un po' come ho fatto ora io con il precedente inciso.

Trama: 2
Non ho compreso molto di questo racconto. Sembra un sogno, o forse è un'esperienza in una dimensione d'esistenza ulteriore? La descrizione che predomina sull'azione, poi, è complice di questa mia confusione. Cosa sia questo bastone, il filosofo, il luogo, un po' tutto, è poco comprensibile.
Non è che non succeda proprio niente, solo si è storditi dal modo in cui è scritto il racconto.

Equilibrio della struttura narrativa: 1
Vi avevo già accennato sopra: troppa descrizione che schiaccia l'azione. Il gatto e il ragno, la falena, sembrano comparse che appaiono/scompaiono senza troppo costrutto. All'inizio descrivi il bastone, poi passi al filosofo e chiudi il capoverso ancora parlando del bastone, non va bene.

Registro: 1
Molte volte usi termini poco adatti al racconto. Gli occhi "terrestri", per esempio, fanno pensare a un racconto di Fantascienza, forse intendevi dire "terreni".

"Sembrava il ritratto dell’inferno, triste e pauroso, opaco nella miriade di colori brillanti e sfaccettati che solo l’inizio della primavera è in grado di donare ai mortali, nelle mille varietà del rosa e del bianco, create dal vento e dal riflesso della luce."
Non riconosco nulla di tutto ciò come reale, sembra anzi la descrizione dei vampiri cristallizzati in un romanzo della Meyer, più che altro. Smile

Un viale "inondato" dai pruni, è altro punto dolente, sembra così che il percorso sia ricoperto da piante di pruno. Suppongo tu volessi dire "inondanto dai fiori di pruno" o qualcosa del genere.

"L'ora del pranzo" è un termine troppo "mondano" diciamo, mentre qui dovremmo trovarci a contatto con le divinità antiche (sebbene ci siano anche dei riferimenti all'unico dio dei cristiani, che è un altro elemento che stona assaje).

Il naso del gatto nel giardino, definito "titanico", sembra francamente troppo. E' solo il suo naso a esserlo, lo è l'intero gatto?

Si usa troppo anche "apparire", "parvenza" e consimili, denotando una mancanza di precisione nel testo. Per esempio: il bastone che si nutre di ogni "parvenza" di vita, non va bene. La vita c'è in essenza, mentre in parvenza può esserci, che so io, una statua? Si nutre anche dell'apparente vitalità delle statue, quel bastone??

C'è un "ignoto" suono che giunge alla "nari" del gatto, e la cosa è possibilissima, ma lì il micio non può percepire suono, ma odori.

L'uso dei puntini di sospensione, poi, è errato in tutti quei casi che non contemplano un dialogo troncato più o meno volontariamente.

Comunicazione: 1
Quindi, in definitiva questo racconto di che narra?
Di un incontro (in sogno? In una ultradimensione?) fra un mortale filosofo, il suo schiavo e la dea Persefone, col consorte? Che cos'è e da dove viene, questo bastone che si nutra di vita? Che c'azzecca la Cacciata dal Paradiso con una divinità antica come Persefone?
Bada che non escludo che non possa esserci del tutto alcun incontro o commistione, solo andrebbe un attimo giustificata. Wink
nisana
Tai'shar Malkier
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MessaggioInviato: Dom 02 Gen 2011 22:45 pm    Oggetto:   

@ Musp
Ohibò! Non ti è proprio piaciuto per niente, mi spiace! L'uso di endiadi mi è sempre piaciuto parecchio, mentre per la (terribile) virgola tra soggetto e verbo, l'indicatore di dialoghi e la d eufonica mi scuso per la correzione di bozze troppo rapida e frettolosa.
Quanto al ritratto vampiresco, non posso fare il confronto, poiché non ho esperienza del genere (i vampiri non mi attraggono e la meier ancora meno). Il viale inondato dai pruni esprime proprio il concetto che intende: visto dall'alto, con gli alberi che lo ricoprono mossi dal vento, il viale ondeggia grazie al moto delle piante. Il naso del gatto è titanico solo perché di dimensioni sproporzionate rispetto all'animale, mi divertiva l'idea di inserirlo perchè fa parte del gatto da cui ho preso ispirazione, zampe ingiallite comprese. Il gatto, il ragno e la falena sono serviti, nelle intenzioni, per ampliare la visuale da un livello umano a un più istintivo livello animale.
Ho inteso parvenza come traccia, o ombra, ma con un riferimento alla vita. In effetti, però, visto che per la parvenza di orgoglio dello schiavo ho inteso che l'orgoglio non ci fosse l'uso del medesimo termine in due sfaccettature è fuorviante.
Il suono che arriva al naso del gatto è una banalissima sinestesia, che forse mi potevo risparmiare.
Quanto ai puntini di sospensione, in effetti li eliminerei da ogni scritto, se non nel modo che indichi tu.
Per il riferimento a divinità e cacciata dal Paradiso, come ho scritto in precedenza, si tratta di una svista di cui mi scuso, perché non comprensiibli al di fuori del contesto in cui era immaginato il racconto.

@ M.T. Grazie per avermi dedicato una seconda lettura!
In effetti non mi piace scrivere racconti ed essere compressa in limiti di spazio, e lo stile che ho scelto, pomposo e aulico, si dilunga ulteriormente senza permettermi di esprimere le idee, che sono l'aspetto che più mi interessa.
Lo stile è un dilemma tremendo, perché non riesco a trovarne uno non che soddisfi i lettori in generale, ma me stessa in primis! Questo è un gioco letterario, come si diceva prima, perché insostenibile in un testo di maggiori dimensioni. D'altra parte, anche lo stile disadorno per un racconto mitologico non mi soddisfa in pieno. Un bel dilemma, trovare le parole giuste per rendere l'atmosfera!
Vita prima della morte. Forza prima della debolezza. Viaggio prima della destinazione.
un muspeling
apprendista incendiario
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MessaggioInviato: Lun 03 Gen 2011 12:20 pm    Oggetto:   

nisana ha scritto:
@ Musp
Il viale inondato dai pruni esprime proprio il concetto che intende: visto dall'alto, con gli alberi che lo ricoprono mossi dal vento, il viale ondeggia grazie al moto delle piante. Il naso del gatto è titanico solo perché di dimensioni sproporzionate rispetto all'animale, mi divertiva l'idea di inserirlo perchè fa parte del gatto da cui ho preso ispirazione, zampe ingiallite comprese. Il gatto, il ragno e la falena sono serviti, nelle intenzioni, per ampliare la visuale da un livello umano a un più istintivo livello animale.


Ma come faccio, me misero lettore, a comprendere che devo intendere il punto di vista aereo, per poi dovermene stare quatto a livello dei mici, dei ragni e delle falene Question

Titanico, poi, indica proporzioni gigantesche, ora, sto gatto così sembra un proboscitato o una specie felina di catoblepas. E' troppo forte come termine!
M.T.
Paladino Guardiano
Messaggi: 2408
MessaggioInviato: Lun 03 Gen 2011 13:10 pm    Oggetto:   

Citazione:
Lo stile è un dilemma tremendo, perché non riesco a trovarne uno non che soddisfi i lettori in generale, ma me stessa in primis


Lo stile lo si scopre facendo: finché non si prova non si sa quale sia. Attraverso vari tentativi si riesce a incontrarlo: occorre pazienza.
Nel racconto non è solo questione dello stile, che comunque dev'essere scorrevole, ma si tratta anche di chiarezza su come si svolgono i fatti, che in alcuni punti sono oscuri, come all'inizio dove non si capisce chi tiene in mano il bastone.
Incantatore dalle 9 vite
Eroico scoiattolo Eroico scoiattolo
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Località: Posso spostarmi tra i mondi paralleli
MessaggioInviato: Lun 03 Gen 2011 16:17 pm    Oggetto:   

La mia domanda è: ma tu scrivi per te stessa o per gli altri?
Scrivere per se stessi non è una brutta cosa, non c'è niente di male. Esplicita immagini, emozioni e sensazioni che si hanno, in modo sufficiente alle proprie necessità.
Se però vuoi scrivere per comunicare agli altri, devi spiegare di più.
Così come è, ad un estraneo, questo racconto appare come un sogno non molto comprensibile. Come una sequenza di immagini criptiche, scritte in un linguaggio anche interessante, ma allo stesso tempo molto complesso.
Il punto è che non ci si può affezionare a una squenza di immagini, il cui significato rimane in gran parte da afferrare.
Qual è la natura del bastone? Chi sono i personaggi? Necessitiamo di input da te per poter prima comprendere, e poi magari apprezzare quanto ci comunichi.
Anch'io sono rimasto immediatamente spiazzato dal 'viale inondato di pruni' e dal 'titanico naso'.
Noi lettori abbiamo bisogno di maggiori informazioni maggiori da te anche per capire le immagini. L'immagine aerea del folto pruneto, i cui rami agitati dal vento sono come onde... bè è una bella immagine.
Ma tu ce la devi far vivere, esplicitandola. Detta così, rimane inespressa; o meglio, espressa da te, ma non comunicata a noi.
In altre parole, mi spiace, ma non riusciamo a capirti. Tu rimani troppo in su (o in dentro, nel tuo mondo). Se vuoi farti apprezzare, prima devi scendere un po' più in basso (o uscire fuori da te stessa), porti al nostro livello, e donarci ciò che altrimenti non abbiamo gli strumenti per condividere con te.
Nipote di Pick e Inkyfhrd !
nisana
Tai'shar Malkier
Messaggi: 2262
Località: Cosmere
MessaggioInviato: Dom 09 Gen 2011 19:58 pm    Oggetto:   

Incantatore dalle 9 vite ha scritto:
[color=darkblue]La mia domanda è: ma tu scrivi per te stessa o per gli altri?

Mr. Green Per me stessa! Ho fatto un sogno, l'ho trovato strano e l'ho registrato nel modo che mi pareva più adatto. Hai perfettamente ragione: il naso del gatto mi fa sorridere perché so che gatto è, e visualizzo il viale perché ho in mente l'immagine e il luogo della scena.
Vita prima della morte. Forza prima della debolezza. Viaggio prima della destinazione.
Barbagianni
Balrog
Messaggi: 1005
MessaggioInviato: Mar 08 Feb 2011 13:14 pm    Oggetto:   

Ah, un'altra adepta dello stile carico ed epico Wink In realtà, stile a parte, ogni tanto mi sembra ci sia qualche problema di punteggiatura (che ti hanno già fatto notare, quindi non mi ripeto) e di lessico (il famoso gatto nasone).
Per il resto non è un brutto racconto, solo che ho rischiato di perdere il senso data la lunghezza e la densità delle parole.

PS: ma 'contrastivamente' esiste?
Quando qualcuno dice 'io non credo nelle fate' da qualche parte una fata si segna nome, cognome e indirizzo.

Trolls? Io odio i trolls! - Willow
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