Unika


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Autore Messaggio
Marina
Bracchetto del Cheshire
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MessaggioInviato: Dom 26 Giu 2011 17:14 pm    Oggetto:   

Cecilia ha scritto:

Vedere per credere: http://www.unikaonline.com/libri_news-eventi.php. Già in cantiere edizione greca e ungherese.



gosh, me basita. E pure la stessa brutta copertina, che fra l'altro a me pare la reclame del Lines Seta Ultra Risata

Cecilia ha scritto:

Citazione:
Oppure per non parlare della (per me detestabile, ma son sicuramente gusti) mania nipponica, tipica dei trentenni come l’autrice cresciute a pane e manga, che finisce col generare un angelo che fa il Tai Chi, una cosa che personalmente trovo di una riidicolaggine, seppure involontaria, infinita.


Beh, dai. Anch'io sono cresciuta a "pane e manga" (ora abbandonati un bel po' a favore dei libri) ma non mi sognerei mai un'assurdità simile. Non si tratta di essere influenzati dai manga, si tratta di non collegare la zucca alla tastiera quando si scrive. E' così stupido che un essere millenario debba copiare gli umani per combattere!
Lara Manni ha basato sia Esbat che Sopdet sul Giappone, ma non c'è paragone. Anche lei, scrive di quel che sa.



intendiamoci, lo ribadisco: non ho nessun problema con chi inserisce nei propri libri le proprie passioni (che io le condivida o meno è un discorso di mero gusto, ovviamente), però appunto come dicevo e come concordi, est modus in rebus.

I libri di Lara Manni non li ho letti per ovvia idiosincrasia verso l'argomento: quando uscì il primo, l'autrice mi mandò la richiesta di segnalazione e io lo segnalai come sempre facciamo con qualcunque libro da chiunque segnalatoci e che non sia a pagamento (se qualche volta è successo che segnalassimo un libro a pagamento è perchè l'autore ci ha nascosto la cosa e nonostante le ricerche preventive che facciamo di routine, non ci siamo accorti da soli, purtroppo non si può essere onniscienti e qualcosa qualche volta è sfuggito); però declinai l'offerta di leggerlo e recensirlo, consigliando di offrirlo a un altro redattore, perché - le spiegai - quand'anche fosse stato un lavoro sublime, il mio giudizio sarebbe stato inficiato in partenza per l'antipatia che nutro sull'argomento, e non mi sembrava corretto nei confronti dell'autore, che ha diritto a una valutazione senza pregiudizi. Se so che ho un pregiudizio su un argomento, preferisco tirarmi indietro, non riuscirei cmq a essere totalmente obiettiva.
Cecilia
Hobbit
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MessaggioInviato: Dom 26 Giu 2011 17:36 pm    Oggetto:   

Citazione:
gosh, me basita. E pure la stessa brutta copertina, che fra l'altro a me pare la reclame del Lines Seta Ultra


Con questo commento prendi 20 punti simpatia dalla sottoscritta. Vero, la copertina. Tristissima e che c'azzacca pure poco. L'ala nera dove mai s'è vista?
Che poi, con tutti i BuoniSentimenti eccetera, le pupille da serpente per i Buoni? No, no, no; non va mica bene.

Citazione:
però appunto come dicevo e come concordi, est modus in rebus.


Come buonsenso comanda, d'altronde.

Per la Manni, capisco. Temo mi capiterà una cosa simile per Dimitri. M'è parso di capire la sua ideologia (che traspare chiaramente da Pan) e detto fuori dai denti mi fa abbastanza schifo.


Parlando d'altro, noto (non molto contenta) che Geeland si è dissolta. Peccato. Spero che torni e magari risponda ai commenti. Direi che ormai di prove per le mie opinioni ne ho fornite di credibili.
Elyria
Anjin
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MessaggioInviato: Dom 26 Giu 2011 21:22 pm    Oggetto:   

Cecilia ha scritto:

Temo mi capiterà una cosa simile per Dimitri. M'è parso di capire la sua ideologia (che traspare chiaramente da Pan) e detto fuori dai denti mi fa abbastanza schifo.


OT/ scusate.

Cecilia, non ho capito se tu Dimitri l'hai letto o no.
http://novatlantide.wordpress.com/

Caoticista nell'animo.
Martina
Eldar
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MessaggioInviato: Dom 26 Giu 2011 22:18 pm    Oggetto:   

Citazione:
Se effettivamente avverrà così non lo so (io spero con tutto il cuore di no, non è bello essere conosciuti per certi prodotti) però sul sito dicevano proprio così.

Vedere per credere: http://www.unikaonline.com/libri_news-eventi.php. Già in cantiere edizione greca e ungherese.
Qui (http://www.unikaonline.com/libri_puntivendita.php), invece, ci sono un po' di foto a testimoniare la pubblicità per il lancio.


Per tranquillizzarvi posso dire che c'è Paese e Paese.
Come qualcuno di voi sa io sono una libraia, non perché mi è capitato ma per passione, e quindi quando vedo alcuni libri li leggo all'istante. Uno molto bello, che spiega tante cose sull'editoria, è I mestieri del libro di Oliviero Ponte di Pino.
A un certo punto l'autore dedica tre paginette all'inglese da fiera, cioè di quei luoghi dive si vendono i diritti di traduzione e di pubblicazione e tutti parlano inglese. I vocaboli, ci spiega Ponte di Pino, sono quelli dell'inglese corrente, cambia però profondamente il significato di alcuni termini e frasi. Così l'affermazione I sold it in Slovenia, Slovakia, Turkmenistan and Korea letteralmente significa l'ho venduto in molti mercati, ma l'affermazione sottintesa è che nessuno è importante.
Dodici paesi, fra cui Grecia e Ungheria? Felice di saperlo. E quando parliamo di Paesi importanti a livello editoriale? Che ne so, di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania...
Le affermazioni degli editori, anche se vere, vanno sempre prese con le pinze.
Marina
Bracchetto del Cheshire
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MessaggioInviato: Dom 26 Giu 2011 22:29 pm    Oggetto:   

ok Marty, ma anche se non son Paesi importanti è cmq un risultato molto al di sopra di quello totalizzato dal normale esordiente e che siano lettori di Paesi editorialmnte imporanti o meno sono pur sempre lettori in più Wink Peraltro sbarcare in lingua inglese è impresa davvero di pochissimi, se non è successo di recente nemmeno la Troisi (che invece è presente in Francia e Germania) ce l'ha fatta, solo la De Mari e credo Baccalario.

Cecilia, la 'filosofia' di Dimitri non la conosco quindi non so a cosa ti riferisci, per conto mio dico solo che il Fantastico di Dimitri non è quello che piace a me: non amo roba grandguignolesca al limite con l'horror. Per dirti, non ho gradito nemmeno Zeferina - che è stata cmq scritta da un amico e quindi mi trovava già ben disposta che ho trovato gratuitamente splatter (e che cmq è stata invece apprezzata da moltissimi). Per me il Fantastico DEVE essere fiabesco, oppure metafisico. Altrimenti non mi interessa.
M.T.
Paladino Guardiano
Messaggi: 2408
MessaggioInviato: Dom 26 Giu 2011 22:52 pm    Oggetto:   

Marina ha scritto:
la 'filosofia' di Dimitri non la conosco quindi non so a cosa ti riferisci, per conto mio dico solo che il Fantastico di Dimitri non è quello che piace a me: non amo roba grandguignolesca al limite con l'horror.


Di Dimitri ho letto solo Alice nel Paese delle Vaporità: è crudo, diretto, forse come dici tu s'avvicina all'horror. Di certo è visionario, come se volesse togliere quella patina di "buonismo" che molti associano alle fiabe, come è successo con i fratelli Grimm, le cui storie non sono così "leggere" come tanti pensano. Questa è l'impressione avuta di tale autore.

Ritornando a Unika, mi domando di quali aggangi disponga la DeAgostini all'estero e come gli editori stranieri possano accettare di pubblicare un'opera con carenze consì evidenti.
metalupo
Ospite

MessaggioInviato: Lun 27 Giu 2011 2:12 am    Oggetto:   

OT/

Che vi sgolate a fare? In realtà Zorro vi sta provocando... è evidente. Lui è volutamente laconico, voi inutilmente prolissi (inutilmente dato il soggetto). Fatica sprecata.

Posso capire che uno si convinca di avere il quasi monopolio "della capacità di esprimere efficacemente i propri ragionamenti" (magari un particolare talento unito a una particolare cultura può far assurgere un opinionista a "riferimento" per altri, anche se non ne vedo le premesse in questo caso) ma pretendere di avere il monopolio "della capacità di ragionare" significa pretendere di essere stato l'unico presente in fila quando distribuivano i cervelli. Praticamente un chiaro segnale che ci si era messi in fila davanti allo sportello sbagliato, mentre allo sportello giusto le scorte di magazzino andavano rapidamente esaurite.
Marina
Bracchetto del Cheshire
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MessaggioInviato: Lun 27 Giu 2011 10:45 am    Oggetto:   

M.T. ha scritto:

Di Dimitri ho letto solo Alice nel Paese delle Vaporità: è crudo, diretto, forse come dici tu s'avvicina all'horror. Di certo è visionario, come se volesse togliere quella patina di "buonismo" che molti associano alle fiabe, come è successo con i fratelli Grimm, le cui storie non sono così "leggere" come tanti pensano.


ma i Grimm lasciano cmq tutto a livello subliminale, per lo meno i risvolti più inquietanti. Se non sbaglio invece Dimitri indugia con dovizia di particolari. Per capirci, i Grimm sono Hitchcok, Dimitri è Dario Argento. Ecco, io posso apprezzare i prodotti del primo, ma quelli del secondo mi han sempre dato il voltastomaco, proprio in senso fisico.
geeland
Hobbit
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MessaggioInviato: Lun 27 Giu 2011 21:56 pm    Oggetto:   

Grazie Marina,

proseguo nella discussione perché, personalmente, la trovo stimolante e costruttiva: ti prego quindi di non prenderla come un continuo e polemico controbattere… è interessante confrontarmi su alcuni temi e quindi lo faccio. Chiedo scusa in anticipo per la logorrea purulenta (e per l’eccessiva semplificazione da non addetta ai lavori); se ritieni che la cosa prenda una piega sterile, dimmelo e la pianto Wink

Ho letto i tuoi punti e li ho trovati chiarissimi; avrei contro-argomenti (secondo me) solidi ma non credo sia il caso di infilare la discussione sui singoli esempi (es. caratterizzazione del Male etc.). Anche perché mi pare evidente che non ti farei cambiare idea. Preferisco quindi approfondire quello che ritengo il punto più pepato: la ragione della distanza tra la mia visione, che considera Unika un ottimo libro per ragazzi, e la tua, che lo considera un lavoro pessimo. È una distanza che si articola su due piani diversi: quello sostanziale del Cosa c’è nel libro e quello del Come il libro propone la sostanza.

Cosa.
E’ mia opinione che noialtri (in quanto adulti o appassionati o addetti ai lavori) abbiamo strumenti limitati per valutare in modo oggettivo qualunque forma di creatività che si rivolga ai giovani. Questo perché i ragazzi (oggi più che mai) non sono classificabili in etichette e costituiscono una geografia in mutazione costante, di cui non riusciamo a intercettare i movimenti e i flussi. È quindi arduo dire con certezza a chi si rivolga Unika ma, soprattutto, è impossibile stabilire se i suoi contenuti valoriali siano “stupidi”, “ingenui” o “banali”. Dipende da Cosa vuole chi legge. Questo è il piano dei contenuti, della sostanza, del Cosa c’è dentro un libro. E qui la soggettività è d’obbligo. Un autore propone contenuti, valori e sostanza: se sono rilevanti o meno, lo decide chi legge. E, credo che ormai si sia capito, la mia idea è che la forza di Unika sia innanzi tutto nei valori sani e positivi che intende proporre. I ragazzi che vedo quotidianamente, ne hanno una voglia matta.

Come.
C’è poi un piano su cui, a mio avviso, la valutazione di un libro può essere più argomentabile e su cui è possibile dire: questo è un buon libro e questo no. È il piano del Come vengono veicolati i contenuti. Intendo un concetto più ampio della semplice forma o del puro stile. Mi riferisco alla capacità di un’opera di costruire un mondo attraverso una storia, dei personaggi, una trama, un ritmo narrativo, uno stile, un vocabolario. Questo Come non deve piacere a tutti: deve semplicemente essere efficace. E l’efficacia si risolve nella capacità di interessare il lettore e portarlo dentro la visione dell’autore. Un cattivo libro è quello che non riesce a costruire un mondo. Un buon libro lo fa e, da lì in poi, è il Cosa che gioca la partita: se ciò che trovo in questo mondo mi piace, ci entro e me lo godo. Se non mi piace, mollo e me ne vado.

In questa prospettiva:

• Un cattivo libro non consente al lettore di entrare in un mondo chiaro e farsi un’idea

• Un buon libro è capace di tradurre la visione dell’autore in un mondo in cui il lettore può entrare e appassionarsi

• Un ottimo libro è quello che propone, in modo originale ed efficace, un mondo interessante che appassiona larghe frange di lettori.


Io sono convinta che Unika sia un buon libro, forse un ottimo libro.

Unika riesce certamente nella missione di costruire efficacemente un mondo. Chiunque legga il libro ha la possibilità di entrare in una geografia, in un sistema di valori, in un modo di esprimersi che non ammette ambiguità.

È un mondo denso di valori positivi proposti in modo coerente, sfrontato, spudorato, non convenzionale (perché il conformismo di oggi non lo vorrebbe). Ci sono elementi di grande ingenuità, altri sofisticati, altri sorprendenti. È un mondo strano (e, in questo senso, innovativo) ma esiste e in questo sta un pezzo importante della sua qualità. Può piacere o meno, ma sono sicura che l’autore sia stato capace di concretizzare la sua visione e proporla in modo nitido. Scricchiola? È fragile? Non dura? Mah, io non credo. Per la mia esperienza quotidiana, parla in modo delicato alla sensibilità di tanti ragazzi.

Terminando la sbrodolata, aggiungo che:

• possono esistere buoni libri che vendono 100 copie e buoni libri che vendono un milione di copie. Perché i libri buoni sono quelli che costruiscono efficacemente un mondo. Poi questo mondo può piacere a cento, mille, un milione di persone ma è una questione che non attiene alla qualità intrinseca del libro

• non possono esistere cattivi libri che vendono tante copie. Perché, se nel libro non c’è un mondo, la gente non lo comprerà. Non c’è marketing che tenga: se il passaparola è negativo, le vendite si inchiodano.

Marina, so che non ti convincerò e nemmeno lo pretendo. Ma il punto di vista che voglio proporti è che la tua valutazione negativa di Unika risieda principalmente nel fatto che il mondo di Unika non ti piace. Ma questo, secondo me, non implica che sia un cattivo libro. Non ti arrabbiare, prendilo come uno spunto per riflettere.

Wink

PS: in questa luce, tutte le questioni riguardanti la congruità delle azioni, lo spessore dei personaggi, l’originalità della trama diventano di secondo livello. Fanno parte di un mondo siffatto e riguardano scelte precise dell’autore che possono essere non condivise. Ma non si può dire che non siano chiare e che non raggiungano l’obiettivo di costruire un mondo. È sicuramente possibile dire: questo mondo non mi piace. È a mio avviso poco argomentabile l’affermazione: il mondo non esiste.

È un mondo fatto così… che ci vuoi fare?
Cecilia
Hobbit
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MessaggioInviato: Lun 27 Giu 2011 23:04 pm    Oggetto:   

@Kinzika

No, non ancora. E' in coda a una marea di roba di Gaiman e Pratchett (che ho scoperto di adorare). Nella parentesi mi sono dimenticata un "mi hanno detto/ho visto dalle recensioni", senza contare che ho bazzicato un po' il suo blog e mi sono fatta più o meno un'idea di quel che pensa.
L'horror in un libro non mi da troppo fastidio (L'esorcista m'è piaciuto moltissimo), ma in questo caso sono proprio le idee che filtrano dalla vicenda. Ho visto poi (spoilerandomi un po') che c'è un narratore onniscente che continua a dirti che la parte dei suoi è quella "giusta". Peccato che io da tizi del genere mi terrei alla larga, e lui mi innervosisce.


@Geeland

Citazione:
in questa luce, tutte le questioni riguardanti la congruità delle azioni, lo spessore dei personaggi, l’originalità della trama diventano di secondo livello.


Signora, non capisco. Queste cose non sono la sostanza di un libro?
Non esiste romanzo senza una storia e senza dei personaggi. Come può passare in secondo piano ciò che tiene in piedi un libro?
Sembra quasi che vada bene qualsiasi cosa, anche una "boiata" purché al lettore vada bene, ci veda un mondo eccetera. Troppo comodo. Ci sono scrittori che lavorano vent'anni a un romanzo per fare qualcosa di originale, che si sbattono per i loro lettori, e il loro lavoro equivale a quello di uno scrittore alle prime armi, che prende e usa tutti i cliché possibili e immaginabili senza un minimo di sforzo per raccontare qualcosa di nuovo?
Non è mica giusto.

Se qualcun altro ha capito, domando spiegazioni anche a lui, perché giuro che sono basita.
Elyria
Anjin
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Località: fra la terra e il mare
MessaggioInviato: Lun 27 Giu 2011 23:14 pm    Oggetto:   

Cecilia ha scritto:
@Kinzika

No, non ancora. E' in coda a una marea di roba di Gaiman e Pratchett (che ho scoperto di adorare). Nella parentesi mi sono dimenticata un "mi hanno detto/ho visto dalle recensioni", senza contare che ho bazzicato un po' il suo blog e mi sono fatta più o meno un'idea di quel che pensa.
L'horror in un libro non mi da troppo fastidio (L'esorcista m'è piaciuto moltissimo), ma in questo caso sono proprio le idee che filtrano dalla vicenda. Ho visto poi (spoilerandomi un po') che c'è un narratore onniscente che continua a dirti che la parte dei suoi è quella "giusta". Peccato che io da tizi del genere mi terrei alla larga, e lui mi innervosisce.


Beh, guarda, anche io ho libri da cui istintivamente mi tengo alla larga: Unika è uno di questi. Però (mi pare che ti avevo detto la stessa cosa in un'altra discussione), io fossi in te proverei a leggerlo, quando hai tempo e voglia, naturalmente.
Io scrivo recensioni, e ti assicuro che nessun parere e nessuna recensione vale quanto la lettura diretta. Possono dare un'idea, una sensazione, un consiglio, non di più. Imho, se si vuole avere un'idea di come sta evolvendo il fantastico italiano, Dimitri va letto. Prova Pan ^__-
http://novatlantide.wordpress.com/

Caoticista nell'animo.
Cecilia
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MessaggioInviato: Lun 27 Giu 2011 23:22 pm    Oggetto:   

OT
@Kinzika

Infatti lo proverò. L'ho già a portata di mano, è che m'ispira davvero poco. Specie avendo altro a disposizione.
A proposito, me l'avevi già detto riguardo al libro di Tarenzi su angeli e diavoli. Preso in biblioteca dopo due o tre mesi d'attesa. Domani lo inizio, se mi piace, nessuno m'impedirà di arraffare una copia tutta per me.

Dopo quella chiacchierata virtuale avevo sfogliato le prime pagine. "Satanisti della domenica!" mi ha fatto ridere come una matta, dovevo leggerlo.
Marina
Bracchetto del Cheshire
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MessaggioInviato: Lun 27 Giu 2011 23:25 pm    Oggetto:   

Geeland, non vedo perché dovrei arrabbiarmi se cerchi di argomentare il tuo punto di vista. Se sono i miei toni con Zorro (ringrazio il Meta per l’ottimo TM, è anche meno incasinato da scrivere e tutto ciò che fa risparmiare tempo è cosa buona e giusta) a preoccuparti, tranquilla, lui è una vecchia conoscenza e intende solo quelli Wink

Allora, vengo al tuo discorso di costruzione del mondo di Unika: non è che perché non mi piace allora non è valido; non mi piace semplicemente perché non vedo la costruzione di alcun mondo e per questo, secondo me, non è valido. Non ci sono leggi magiche coerenti, la magia è puramente casuale a seconda delle circostanze, non c’è un ordinamento sociale coerente, non c’è una storia coerente. Sono solo affreschi di paesaggi su cui si muovono a puro piacimento dell’autrice personaggi bidimensionali che fanno quel che gli si dice di fare senza soffermarsi a riflettere. Dubito che, sotto la penna di Allibis, qualcuno di loro abbia mai tentato di seguire la propria strada anche in contrasto con il volere della scrittrice, fenomeno che ben conosce qualsiasi scrittore autentico. O se anche ha tentato di farlo, la scrittrice li ha spiaccicati indietro con una manata nello stesso quadretto di pagina dove lei aveva deciso che dovessero stare.

In breve, il mondo che tu descrivi, secondo me non esce. Si tratta solo di fondali su cui si muovono dei burattini che inscenano una pantomima.

Hai parlato di bisogno di buoni sentimenti: benissimo ritengo che, ancorché datato, Cuore sia ancora oggi un bel libro di buoni sentimenti , zuccherati quanto basta, e soprattutto di valori morali solidissimi. Ma non vedo un ‘revamp’ nelle vendite di Cuore. In Unika vedo solo lo zucchero. Anzi, la melassa. E sotto un nulla atomico.

Di nuovo, ti chiedo quali sono le tue letture del genere fantastico e quelle di tua figlia, per capire da che presupposti ci muoviamo. Perché troverei più convincente che tu mi dicessi che Unika costruisce un mondo se non avessi mai letto niente che davvero costruisca mondi alternativi. Allora capirei. Ma se mi dici che hai già letto di altri ‘reami fantastici’, allora vorrei capire quali e da lì procedere con la discussione, altrimenti , per come stiamo procedendo ora, finiamo in stallo obbligato.


Kris, Pan però è solo una delle possibili direzioni in cui si può evolvere il fantsatico italiano Wink E per quanto innovativo possa essere, non riuscirai mai ad abbattere il paletto dell'orientamento del lettore verso una o l'altro 'flavour' di Fantastico. Non è un discorso sul valore artistico di un'opera, che può anche essere alto, è proprio questione di palato. C'è chi impazzisce per il caviale, che è notoriamente un cibo di lusso, a me fa schifo solo a vederlo Laughing
S*
Stregone
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MessaggioInviato: Lun 27 Giu 2011 23:43 pm    Oggetto:   

geeland ha scritto:
PS: in questa luce, tutte le questioni riguardanti la congruità delle azioni, lo spessore dei personaggi, l’originalità della trama diventano di secondo livello. Fanno parte di un mondo siffatto e riguardano scelte precise dell’autore che possono essere non condivise. Ma non si può dire che non siano chiare e che non raggiungano l’obiettivo di costruire un mondo. È sicuramente possibile dire: questo mondo non mi piace. È a mio avviso poco argomentabile l’affermazione: il mondo non esiste.


Non ho letto Unika e non ho neanche seguito la discussione, ma mi ha incuriosito questo passaggio. Perché, se ci si pensa, è esattamente lo stesso ragionamento che è stato fatto per Avatar, il film di James Cameron. Anch'esso accusato degli stessi difetti. Forse in Cameron questi "difetti" erano voluti, proprio per far risaltare maggiormente l'ambientazione.
Non mi sconvolge l'idea che quelli che normalmente sono i cardini di un'opera letteraria possano essere considerati punti di secondo piano. Ogni opera può avere diverse chiavi di lettura. Il che naturalmente non vuol dire che tutti debbano apprezzarla, vuol dire solo che tenta altre strade che potranno piacere ad alcuni e non ad altri.
Il capolavoro però in genere riesce a percorrere più di una strada per volta e a piacere a diversi insieme di persone.
S*
M.T.
Paladino Guardiano
Messaggi: 2408
MessaggioInviato: Mar 28 Giu 2011 0:25 am    Oggetto:   

Cecilia ha scritto:

@Geeland

Citazione:
in questa luce, tutte le questioni riguardanti la congruità delle azioni, lo spessore dei personaggi, l’originalità della trama diventano di secondo livello.


Signora, non capisco. Queste cose non sono la sostanza di un libro?
Non esiste romanzo senza una storia e senza dei personaggi. Come può passare in secondo piano ciò che tiene in piedi un libro?
Sembra quasi che vada bene qualsiasi cosa, anche una "boiata" purché al lettore vada bene, ci veda un mondo eccetera. Troppo comodo. Ci sono scrittori che lavorano vent'anni a un romanzo per fare qualcosa di originale, che si sbattono per i loro lettori, e il loro lavoro equivale a quello di uno scrittore alle prime armi, che prende e usa tutti i cliché possibili e immaginabili senza un minimo di sforzo per raccontare qualcosa di nuovo?
Non è mica giusto.

Se qualcun altro ha capito, domando spiegazioni anche a lui, perché giuro che sono basita.


Concordo con quanto dici Cecilia. La costruzione del mondo, la sua credibilità ha importanza, perché è in esso che si devono svolgere le vicende, è una delle parti fondamentali. Ma non quella più importante, perché ciò che rende vivo un libro è la storia che si sviluppa in esso, le vicende dei personaggi, la loro visione del mondo, l'interagire con esso, come reagiscono a quanto avviene, come lo vivono. E' appunto attraverso i personaggi che si percepisce il mondo, senza di essi tutto perde importanza.
Forse vado OT per rendere quanto voglio dire, ma c'è una frase antica che mi viene in mente: "Che cosa è più grande, l'offerta o l'altare che rende sacra l'offerta?". In questo caso può essere visto come "Che cosa è più grande, l'ambientazione o il personaggio che la rende speciale?"
Perché il mondo senza personaggi validi è un mondo morto e i lettori s'affezionano a qualcosa che sa di vita e questo avviene attraverso i personaggi e come vivono e affrontano le vicende: è attraverso di essi che i lettori si calano nel mondo e lo riescono a vivere.

Geelad tu affermi che gli adulti abbiano strumenti limitati per valutare in maniera oggettiva le forme di creatività rivolte ai giovani e vedi in Unika quel mezzo capace di raggiungerli come invece la comprensione di persone andate avanti con l'età non riesce a fare. Quello che ti vorrei chiedere è se, al di là del gusto personale, su Unika tu non abbia proiettato valori, pensieri, che sono tuoi, per una visione che hai dell'esistenza, ma che credi invece che sia il libro ad averti trasmesso.
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