I segugi dell'ombra - parte prima. Steven Erikson


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M.T.
Paladino Guardiano
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MessaggioInviato: Gio 02 Gen 2014 13:30 pm    Oggetto: I segugi dell'ombra - parte prima. Steven Erikson   

E' vero che esiste già un 3d su Erikson, ma questa discussione va nello specifico del singolo libro I Segugi dell'Ombra, per dare continuità sui giudizi di ogni singolo volume dell'intera saga Malazan, dato che di questo si è mancanti.

Il sangue del Dio Morente offre una via di fuga, da tutto quello che conta. (1)
Chi è il Dio Morente di cui scrive Steven Erikson nella prima parte di I Segugi dell’Ombra? Che razza di essere può ispirare un culto che fa sorgere nei campi coltivati schiere di spaventosi spaventapasseri colanti lucori scuri anziché rigogliose messi e dove bere il suo sangue porta alla pazzia, al perdere se stessi?
Un essere che anela certamente al potere e per arrivarci sfrutta le masse, ma per quale motivo lo vuole? Conquista? Vendetta?
E da dove è sorto? E’ sempre esistito o è la creazione degli umani o di un’altra entità sconosciuta?
Come se i pezzi sulla scacchiera non fossero sufficientemente numerosi nell’intricata trama della saga Malazan, nuovi protagonisti vengono gettati nella mischia da Erikson. Senza contare che lo scrittore canadese dà nuova forma a personaggi già incontrati nel lungo percorso che finora in Italia è giunto al suo ottavo capitolo, come succede al Redentore, una nuova divinità, con tanto di relativo culto, che si trova a dover coesistere proprio con quello del Dio Morente all’interno del territorio sotto il governo di Anomander Rake.
Mentre a Corallo Nero tutto appare immutabile perché avvolto nella perenne notte e permeato dalla vita senza sussulti emotivi condotta dai Tiste Andii e dal loro signore, la quotidianità che staziona a Darujhistan dopo gli scontri con l’Impero Malazan narrati in I Giardini della Luna, sta per essere scossa da diversi arrivi. Per Cutter (un tempo Crokus), Rallick Nom e Torval Nom è un ritorno a casa, ma diverse sono le cose che sono cambiate, a partir da loro stessi; per Barathol Mekhar, Scillara è la possibilità di cominciare una nuova vita. Se a questo si aggiunge un gruppo di ex Arsori di Ponti che ha aperto un bar dove un tempo sorgeva il tempio di K’rul (con annessi spiriti di gente dei tempi andati) e una Corporazione di Assassini che sta ristabilendo le proprie gerarchie e riappropriandosi del potere perduto, si può immaginare quale piega possano prendere gli eventi.
La staticità descritta per buona parte del libro è la quiete prima della tempesta: una narrazione lenta dove tanti sono i personaggi che si stanno preparando per entrare in scena, dove le forze soprannaturali che si tengono dietro le quinte stanno macchinando le loro mosse. Personaggi e forze di cui spesso non si riesce a capire l’identità, rendendo a lungo difficile comprendere chi è che sta agendo: questo è il punto debole di I Segugi dell’Ombra, dove ci si trova spaesati e non si capisce chi è in scena, se un nuovo elemento immesso dallo scrittore oppure una figura già incontrata lungo il percorso e che si presenta con una nuova identità. Per chi è abituato a leggere Erikson non è una novità, ma in certi punti è arduo riuscire a raccapezzarsi di chi sta agendo; senza contare che avere memoria di tutte le vicende passate e delle decine e decine di protagonisti che le hanno vissute e realizzate, è un compito non da poco. Se oltre a ciò si aggiungono variazioni di alcuni nomi che possono lasciare sul momento spaesati (Sorella Ripicca diventa Sorella Spite) e che si è potuto leggere solo la metà di un capitolo (ma non per colpa dell’autore, quanto della pubblicazione italiana che spezza in due parti volumi unici) che è solo l’ottavo tassello di un puzzle di dieci pezzi, non ci si deve meravigliare che il quadro generale non sia ancora chiaro.
Superati questi scogli, ci si trova come sempre dinanzi a un lavoro dal respiro epico, di una grandezza sconfinata e profonda come lo è la Storia con le sue lezioni, la saggezza che impartisce e la crudezza che elargisce. Un lavoro reso vivo da personaggi granitici nella loro determinazione, grandi anche nella sconfitta, nella perdita, nella morte.
Come sempre, temi centrali della saga Malazan sono l’osservazione, lo svisceramento e la critica delle meccaniche delle istituzioni (sia governative sia religiose), del potere e delle cosiddette società civili, con i loro pesi, le loro catene da appoggiare sulle spalle della gente così da creare ogni genere di schiavitù, da quella più evidente degli schiavi a quella invisibile dei rimpianti, dei sensi di colpa. Una schiavitù che è in silente attesa di un liberatore, di qualcuno che spezzi il giogo; un qualcuno che porta una libertà che per essere realizzata dovrà essere associata alla violenza, alla rovina, alla caduta, come preannuncia Karsa Orlong nel suo implacabile e travolgente cammino.
Una critica contro le società, i governi, la civiltà che è impietosa perché vuol mostrare come le organizzazioni, le moltitudini non fanno altro che calpestare l’individuo perché la prima legge della moltitudine è la conformità. La civiltà è il meccanismo di controllo e di mantenimento di tale moltitudine. Più una nazione è civilizzata, e più conforme risulta la sua popolazione, fino a quando arriva l'ultima fase di quella civiltà, quando la molteplicità dichiara guerra alla conformità. La prima diventa ancora più selvaggia, ancora più disfunzionale nei suoi limiti estremi, mentre la seconda cerca di aumentare la propria capacità di controllo, fino a quando tali sforzi sfociano in una diabolica tirannia.(2)
Una realtà che non è limitata solo a I Segugi dell’Ombra o che va allargata all’ambito dello studio storico (non va dimenticato che Erikson oltre a essere scrittore è anche archeologo e antropologo), ma che rappresenta un meccanismo da tenere sempre presente, che è sempre attuale, se ci si sofferma a osservare il presente in cui si vive. Un fattore che rende ancora più prezioso il lavoro realizzato dallo scrittore canadese.
Di perle del genere il romanzo è ricco: è come essere dentro a uno scavo archeologico che strato dopo strato porta alla luce preziosi reperti in grado di arricchire e dare conoscenza. Non mancano certo i momenti ironici (come non sorridere di fronte ai siparietti tra Mogora e Iskaral Pust o tra quest’ultimo e i suoi seguaci Bhokarala) capaci di alleggerire un’atmosfera che s’addensa sempre di più e che nella parte finale del volume trova la valvola di sfogo per azioni efferate e travolgenti; ma se si ricercano le azioni risolutive occorre attendere l’uscita della seconda parte.
Per chi è giunto fino a questo punto, Erikson continua a essere una garanzia con la sua complessità e profondità. Per chi invece leggendo questa recensione e le altre dedicate alle opere precedenti, facesse un pensiero su iniziare la lettura della saga Malazan, ci pensi bene: il fantasy scritto dallo scrittore canadese non è né semplice, né lineare, né immediato, né nella media delle pubblicazioni commerciali incentrate solo ad attirare il maggior numero di lettori a cui si è abituati nel nostro paese. E’ una lettura adulta e matura, non di semplice intrattenimento, dove occorre attenzione a saper cogliere ogni dettaglio per comprendere la grandezza di questa opera. Chi ricerca una lettura impegnata, intensa, capace di far riflettere, troverà in Erikson una vera miniera; gli altri, si astengano.


1. I Segugi dell’Ombra. Prima parte pag. 549
2. I Segugi dell’Ombra. Prima parte pag. 535
DM1
Arsore di ponti
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MessaggioInviato: Ven 03 Gen 2014 23:40 pm    Oggetto:   

Ancora una volta Erikson stupisce, in metà libro c'è tanta roba. Più ci penso più ho voglia di leggere la seconda parte, ma il continuo silenzio dell'armenia non mi fà ben sperare.
Alla fine, il potere distrugge sempre se stesso - Steven Erikson

M.T.
Paladino Guardiano
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MessaggioInviato: Sab 04 Gen 2014 0:47 am    Oggetto:   

ahinoi, è come dici per quanto riguarda lo stato delle pubblicazioni future
mikivr
Hobbit
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MessaggioInviato: Mar 07 Gen 2014 17:30 pm    Oggetto:   

Penso che uno dei problemi che Erikson riscontra in italia è questo continuo rimarcarne la "difficoltà" io ho aspettato anni per leggerlo perchè ero un pò spaventato da questo motivo, poi l'ho dimetnicato e qualche mese fa ho cominciato la lettura. Ho "divorato" il primo e adesso sto divorando il secondo, e posso tranquillamente dire che sono dei libri stupendi e andrebbero pubblicizzati di più, anche perchè sembra che gli ultimi dovremo leggerli in inglese....
Melian
Balrog
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MessaggioInviato: Mar 21 Gen 2014 16:41 pm    Oggetto: Re: I segugi dell'ombra - parte prima. Steven Erikson   

Devo dire che mi piace come sta proseguendo la narrazione di questo volume con un capitolo dedicato solo a ciò che avviene a Darujhistan e uno dedicato principalmente a Black Coral e tutto quello che ruota intorno a Rake, i Tiste Andi e le varie divinita e ascendenti (che poi sono le parti che preferisco fatta eccezione per quelle piaghe dei discendenti di Rake). Risulta tutto un po' meno frammentario rispetto a come venivano raccontate le vicende in Reaper's Gale.

Tra l'altro grandi ritorni, soprattutto uno, e non mi riferisco a soliti noti ma al Traveller e al Redeemer il quale spero, ma forse rimarrà solo una speranza, si sveli e diventi un personaggio attivo.

M.T. ha scritto:
e che si è potuto leggere solo la metà di un capitolo (ma non per colpa dell’autore, quanto della pubblicazione italiana che spezza in due parti volumi unici)

Eh? Non hanno spezzato il volume alla fine del secondo libro ma hanno invece interroto a metà un capitolo? Così fosse, se non fosse per le persone che ci lavorano, l'Armenia merita il fallimento.
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M.T.
Paladino Guardiano
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MessaggioInviato: Mar 21 Gen 2014 17:32 pm    Oggetto: Re: I segugi dell'ombra - parte prima. Steven Erikson   

Melian ha scritto:

M.T. ha scritto:
e che si è potuto leggere solo la metà di un capitolo (ma non per colpa dell’autore, quanto della pubblicazione italiana che spezza in due parti volumi unici)

Eh? Non hanno spezzato il volume alla fine del secondo libro ma hanno invece interroto a metà un capitolo? Così fosse, se non fosse per le persone che ci lavorano, l'Armenia merita il fallimento.


Per capitolo in questo caso mi riferisco all'ottavo romanzo nella sua interezza e al fatto che come spesso ha fatto Armenia spezza i suoi romanzi in due parti: la prima parte arriva fino al capitolo dodici compreso, ovvero la fine del secondo volume. Avrei dovuto fare più attenzione al termine da usare.


Ultima modifica di M.T. il Ven 24 Gen 2014 12:45 pm, modificato 1 volta in totale
Melian
Balrog
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MessaggioInviato: Gio 23 Gen 2014 15:47 pm    Oggetto:   

Scavallata la metà ora mi addentro nei capitoli sconosciuti almeno a quelli che aspettano la seconda parte in italiano. Certo che la conclusione della prima metà è stata abbastanza drammatica, soprattutto a Darujhistan. Ma la mia speranza è stata soddisfatta anche solo per poche pagine grazie alla ricomparsa di uno dei miei personaggi preferiti.
Apprezzo anche il fatto che, almeno per il momento, non si siano aggiunti troppi personaggi nuovi.

A proposito dei continui legami con la realtà, uno dei pregi di Erikson, ho trovato bellissimo l’inizio del capitolo XI

"No purer artist exists or has ever existed than a child freed to imagine. ...
To drive children into labour is to slaughter artists, to scour deathly all wonder, the flickering dart of imagination eager as finches flitting from branch to branch – all crushed to serve grown-up needs and heartless expectations. The adult who demands such a thing is dead inside, devoid of nostalgia's bright dancing colours, so smooth, so delicious, so replete with longing both sweet and bitter – dead inside, yes, and dead outside, too. Corpses in motion, cold with the resentment the undead bear towards all things still alive, all things still warm, still breathing."
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M.T.
Paladino Guardiano
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MessaggioInviato: Ven 24 Gen 2014 12:47 pm    Oggetto:   

Di perle simili Erikson è sempre ricco nei suoi volumi:

"Per governare un impero, per governare un centinaio di imperi, era necessaria una certa obiettività. Tutto doveva essere usato, doveva essere rifatto in qualunque modo lui gradisse. Aveva avviato importanti progetti edilizi per glorificare il suo governo, ma pochi capivano che l’importante non era il completamento, ma il lavoro stesso e ciò che implicava: il suo controllo sulla loro esistenza, la loro lealtà, il loro lavoro. Poteva farli sgobbare per decenni, vedere generazioni di quegli idioti passare uno a uno, tutti obbligati a lavorare ogni singolo giorno della loro vita, e ancora continuare a non capire che cosa significasse per loro dare a lui, a Kallor, così tanti anni della loro esistenza mortale, così tanta parte che, in verità, qualsiasi anima razionale avrebbe ululato per la crudele ingiustizia di una vita simile.
Per quanto lo riguardava, quello era il vero mistero della civiltà, e per quanto la sfruttasse, alla fine non era più vicino a comprenderla. Quella disponibilità di persone per altri versi intelligenti (be’, ragionevolmente intelligenti) a impacchettare e poi svendere raccapriccianti percentuali delle loro limitatissime esistenze, totalmente al servizio di qualcun altro. E la ricompensa? Ah, un po’ di certezza, forse. Il cemento che era la stabilità. Un tetto sulla sesta, qualcosa nel piatto, l’amata prole, ognuno di loro destinato a ripetere l’intero ciclo. Ed era uno scambio equo?
Per lui non lo sarebbe stato. Lo sapeva, lo aveva sempre saputo. Lui non avrebbe mai svenduto la sua vita. Non avrebbe servito nessuno, non avrebbe piegato il suo lavoro alla costruzione della ricchezza sempre crescente di qualche idiota che riteneva che la sua parte dell’accordo fosse profonda nella sua generosità e fosse, senza alcun dubbio, il più prezioso dei doni. Che riteneva -che lavorare per lui o lei fosse un privilegio. Per tutti gli dei! Che presunzione!
Ma quante norme del comportamento civile erano studiate per perpetuare tali notevoli schemi di potere e controllo dei pochi sui molti? Norme difese fino alla morte (solitamente dei molti, raramente dei pochi) con leggi e guerre, minacce e repressioni brutali. Ah, quelli erano giorni, no? Ah, come si era gloriato in quell’oltraggio!
Non sarebbe mai stato uno tra i tanti. E lo aveva provato, più e più volte. E avrebbe continuato a provarlo."

I Segugi dell’Ombra. Prima Parte – Steven Erikson pag. 244-245
Elyria
Anjin
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MessaggioInviato: Ven 24 Gen 2014 14:07 pm    Oggetto:   

Ah, io sto vincendo la mia pigrizia e sono a 3/4 del libro. Erikson è difficile, ma alla fine si capisce. Non voglio pensare alla traduzione, se mai ci sarà.
http://novatlantide.wordpress.com/

Caoticista nell'animo.
Melian
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MessaggioInviato: Ven 24 Gen 2014 16:08 pm    Oggetto:   

Oggi ne ho beccata un'altra, stranamente da Shadowthrone che talvolta mi sembra un po' rimbambito, non è un caso che preferisca Cotillon.

E' nella seconda parte, quindi sarei OT ma non so se vale la pena aprire un post per la seconda metà.
La posto qui, non c'è rischio di spoiler, comunque vedi tu M.T. Smile

"This one," said the hooded man, resists sorcery, Cotillion. Though his blood is old, I wonder, will all mortals one day be like him? An end to miracles. Nothing but dull, banal existence, nothing but mundane absence of wonder." The cane jabbed. "A world of bureaucrats. Mealy-minded, sour-faced and miserable as a reunion of clerks. In such a world, Cotillion, not even the gods will visit. Except in pilgrimage to depression.”

Che è un po' quello che penso anch'io. Mi sembra che molte persone, anche quelle che amano la FY o la SF, abbiano ormai perso il sense of wonder. Confused
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M.T.
Paladino Guardiano
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MessaggioInviato: Ven 24 Gen 2014 17:02 pm    Oggetto:   

Niente spoiler, tranquilla Smile
E poi mica sveli il finale o roba simile: mostri solo un brano. Inoltre il libro ormai è uscito da anni in inglese, quindi non è una novità di cui pochi ne sono a conoscenza Wink
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