China Miéville


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Melian
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MessaggioInviato: Mer 08 Giu 2005 10:41 am    Oggetto: China Miéville   

Spero di non avere aperto un doppio 3d, ho cercato e non mi sembra di averne visto uno dedicato a Mieville

Ho finito di leggere la Città delle Navi.
Dopo il labirinto di vie e quartieri che è la città di New Crobuzon, in questo nuovo romanzo ci si perde tra i ponti, le passerelle e i passaggi di una città costruita completamente di navi. Una città vera e propria, con taverne, biblioteche e mercati. Una città che si trascina lenta e temibile nei mari del Bas-Lag con l'intento di raggiungere un unico obiettivo, tanto ambizioso quanto pericoloso.
Le vite dei numerosi abitanti della città, un arcobaleno di razze e lingue, alcune familiari perchè già incontrate nel precedente romanzo, altre frutto della rinnovata e straordinaria fantasia di Mieville, si intrecciano per creare una storia affascinante e coinvolgente. I protagonisti complessi e ambigui nel loro agire si svelano pagina dopo pagina, in un susseguirsi di rivelazioni inaspettate e sorprendenti.
La prosa di Mieville è sempre ricca e trascinante, piena di termini strani e impossibili (talvolta ho avuto la sensazione che il traduttore abbia avuto qualche problema a rendere alcuni concetti).
La Città delle Navi (The Scar in originale), anche se viene definito come il seguito di Perdido Street Station, è un romanzo che, secondo me, può essere affrontato senza avere necessariamente letto l'opera precedente. I riferimenti al precedente romanzo sono minimi e la storia, pur essendo ambientata nello stesso strano mondo, è completamente diversa e indipendente.
Da leggere se si è apprezzato Perdido Street Station ma anche se si vuole leggere una fantasy diversa, originale e affascinante.


Ultima modifica di Melian il Mar 25 Ott 2005 12:36 pm, modificato 2 volte in totale
Casanunda
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MessaggioInviato: Mer 08 Giu 2005 10:47 am    Oggetto:   

Brava Mel, questo pezzo va dritto in biblioteca Wink
Mi sa che lo leggerò presto, è troppo tempo che è lì a far polvere per terra Very Happy
M|c|o
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MessaggioInviato: Mer 08 Giu 2005 11:10 am    Oggetto:   

E pensare che quando ero piccolo facevo fatica a trovare i libriiiiiiiiiii mi ricordo che si trovavano solo Brooks, weis e poco altro ho dovuto lottare x avere le cronache di convenan l'incredulo (non si dovrebbero + trovare in giro) e invece ora forse x l'informazione forse x internet forse anche l'aiuto del ISDA e delle molte comunita' fantasy se ne trovano a migliaia eanche diversi tra loro.. ciauz

un'altro libro nella lista di Babbo NAtale( molte volte Bastardo)

Shocked
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MessaggioInviato: Lun 11 Lug 2005 16:55 pm    Oggetto:   

Ave,

Miéville è dotato di una straordinaria capacità descrittiva, una fantasia immensa, attenta a ogni più piccolo particolare, una prosa in grado di calare il lettore nel mondo immaginario dell’autore come in pochi altri casi. Una lettura forse non facile da affrontare, per la quale occorre un’attenzione costante e un interesse pronunciato per non perdere nulla; una lettura che arricchisce l’immaginario di chi l’affronta. Una creazione stupefacente, New Crobuzon.

Miéville ama l’utilizzo di un linguaggio molto ricercato, tanto che può capitare tranquillamente di ricorrere al dizionario. E per fortuna che la traduzione è buona.
Soprattutto nella prima parte l’autore dedica grande attenzione alla scienza, imbastendo discorsi che, almeno al neofita, appaiono assolutamente plausibili, e per di più molto interessanti. Alto è il livello di erudizione, un punto che certamente aggiunge sale nel gran calderone che è Perdido Street Station.

Tantissime sono le razze: le dure cactacee, gli strani vodyanoi, metà umani e metà anfibi, e non mancano nemmeno i sempre seducenti vampiri, e le invenzioni bizzarre; grande cura è dedicata all’indagine dei personaggi, la cui introspezione è uno dei punti di forza della narrazione.
Uno degli altri è sicuramente la forte critica sociale di cui è intriso il romanzo: Miéville si serve delle stesse razze che affollano la città in primo luogo per questo. I Rifatti sembrano espiare le pene della società intera, reietti della città composita che è New Crobuzon, per i quali si prova orrore e disgusto, divertimento e pietà; è contro di loro che si accanisce il voyeurismo delle persone, una giustizia infame e perfida che ha ormai istituzionalizzato la tortura, una tortura legale che sfoga i propri istinti e le proprie frustrazioni più infime in aberrazioni terribili e inimmaginabili, in una ‘palestra di ricerca’ che non ha e non può avere altri fini che la crudele, malvagia, perversa, feroce atrocità che sostituisce il senno dell’uomo.

E’ molto poetico il tema del volo, la richiesta del Garuda di tornare a essere libero di esistere come se stesso. Una situazione appunto poetica ma anche molto triste, con un essere vivente e i suoi silenzi, i suoi intermezzi, la sua ricerca di se stesso fino all’agognata riscossa. I garuda hanno una civiltà estremamente semplificata, che spinge all’ennesima potenza il concetto di libertà, ma che allo stesso tempo è capace di annullare se stessa in caso di ‘furto di libero arbitrio’. E le Khepri? Metà insetti e metà umani, impersonano una razza anch’essa ripudiata, che cerca scampo in una rete di coscienza e di esistenza, in una forma d’arte molto particolare e poetica anch’essa nel desiderio e nell’aspirazione di cogliere la diversità ed essere libera da limiti conformistici, un’arte che si foggia abbastanza al di là dell’ordinario.
La scienza e l’arte sono dunque due temi importantissimi, fondamentali nell’economia della storia, due temi che si compenetrano e si ritraggono al tempo stesso, restando distinti ma in fondo incapaci di esistere se non solidalmente. La scienza ha imparato ad avere a che fare con i misteri dell’uomo, della natura e dell’occulto, tanto che uno scienziato dev’essere anche un po’ alchimista; l’arte, dal canto suo, sa di dover fare i conti con una realtà intrisa di scienza e tecnologia, con un progresso dal volto umano, divino ma anche orribile, a seconda dell’angolazione attraverso la quale ci si avvicina a una situazione. Senza scordare la tecnologia retrò-futuristica, che si serve di valvole, pistoni, elementi meccanici e elettronici insieme, una tecnologia che assomiglia vagamente a quella di concezione steampunk adottata in una certa diramazione della science fiction, come acutamente nota l’esperta Melian. Wink

Stupefacente e orribile sono forse i due aggettivi che meglio definiscono questo libro di critica sociale e di fantasia sfrenata, cui le definizioni fantascienza, fantasy o fantastico sembrano stare strette. Perdido Street Station è tutto questo e molto di più. Ed è un libro che si adatta perfettamente a una pluralità d’interpretazioni, un piccolo grande scrigno in cui, scavando, è possibile trovare molte cose preziose. E’ un po’ un unicum, e per questo estremamente affascinante. E anche estremo è una parole che gli si addice particolarmente.

Si parlava inizialmente delle capacità descrittive di Miéville, di questa splendida invenzione che è New Crobuzon: una città che palpita in ogni sua parte, in cui è impossibile non passeggiare, seppur nell’immaginario, almeno per un po’. Ogni quartiere è una sorpresa, meravigliosamente dipinto nel suo essere un angolo di vita con architetture e abitanti peculiari almeno quanto gli usi e i costumi. Miéville non ha paura di pescare nel torbido dell’animo umano, si tratti di uomini politici, drogati, spacciatori, criminali di mezza tacca e grandi boss, organizzatori di lotte clandestine e prostitute.
E non è questo un realistico sguardo sul mondo?
Altro tema che interseca l’analisi sociale dell’autore è la resistenza, una resistenza politica, naturalmente illegale, alla città e alle sue autocratiche istituzioni. Il crimine e l’ingiustizia non esistono perché semplicemente non si fanno vedere. La mostra delle atrocità è riservata a tutt’altri contenuti.
E nel microcosmo di New Crobuzon non mancano neanche scioperi e rivendicazioni operaie. Né, conseguentemente, repressioni violente. Davvero un universo completo.

Miéville ci parla anche, in cornice, di uno scenario post-atomico, fatto di mutazioni, violenze, scorie instabili, architetture da incubo. E tutto a causa di guerra e incauta applicazione di energia. E proprio l’egoismo, il desiderio di potere e di potenza prelude a un altro risvolto horror-noir, fondato su creature alate invincibili perché in grado di incutere un ancestrale terrore. Le falene estinguitrici si cibano infatti di sogni, di emozioni, storie e sentimenti vissute, e quale terrore è maggiore di questo? Quale terrore è maggiore di quello di restare un’insignificante scatola vuota?

Tutto il libro è pieno di risvolti: la piega magico-orrorifica che prende piede con il demoniaco ambasciatore dell’oltretomba, per esempio. E’ da quel punto in poi che magia e scienza finiscono per fondersi sempre di più, e un modello di questa commistione è perfettamente incarnato dalla comunicatrice, in grado di essere realmente un ponte fra persone lontane senza dover pescare nell’illusionismo da tavolino semovente.
Altro personaggio particolarissimo è il Tessitore: un enorme ragno che parla uno strano e contorto linguaggio che è pura poetica sognante. Un essere incredibile, che ‘taglia e ordisce’, che ha una concezione particolare della vita e della bellezza. Un essere del tutto diverso, abbastanza al di là dell’umanamente comprensibile, ed è proprio questo che lo rende così affascinante agli occhi di coloro che lo incontrano. Essi lo temono, ma vogliono in qualche modo che continui a essere parte delle loro vite; tentano di controllarlo, ma finiscono per essere solamente pedine; e il gioco continua in incroci costanti e imprevedibili.

Si aggiungono motivi su motivi per definire questa creazione stupefacente per inventiva e originalità.
Robot che diventano senzienti dopo aver sviluppato un misterioso virus, e iniziano a connettersi in rete creando un tutt’uno di informazioni, calcoli, elaborazioni e conoscenza, con al vertice uno scalcinato e terrificante avatar-immondizia, nato in una discarica e che fra proselitismo fra derelitti e delusi. Si tratta del Consiglio dei Congegni, un’enorme macchina senziente, che nasce, giustappunto, dagli scarti dell’uomo, per generazione spontanea, un rifiuto che diviene un’ancora di salvezza, un essere nato da una vergogna che s’impersona un avatar mostruoso, terribile e repellente, incapace di provare emozioni ma dotato di abilità di calcolo inimmaginabili, in grado di diventare una delle chiavi per la via della salvezza. I protagonisti potranno avvalersi anche dei suoi adepti, adoratori di qualcosa che viene dal nulla, come loro, e che è riuscito a essere tutti loro, tutto ciò che loro potevano (o forse no) essere, un santone, un mito-feticcio che costringe a tenere bene a mente ciò che si vorrebbe cancellare, ciò che si desidererebbe non fosse mai esistito. Un grande essere bramoso di input, di conoscenza, di potere, e quindi pericoloso. Perché lui esiste in quanto conosce e elabora. E’ un potere terribile e temibile, come lo è quello dei sogni. E quando sogni e razionalità s’intersecano, si crea tutto quello che si può desiderare: un essere vivente, un essere umano, un uomo. Come quell’uomo che alla fine avrà il coraggio di accettare se stesso, prendendosi le sue responsabilità. Crescendo.

Tutto questo vuol dire anche un’altra cosa, molto importante: non è un libro per chi ha fretta. Se non avete pazienza, se vi manca la costanza e l’interesse per qualcosa di assolutamente diverso e imprevedibile, lasciate perdere: non superereste le prime 270 pagine di ‘iniziazione’ all’universo creato. E occorre anche spirito di adattamento: l’autore varia spesso i toni della narrazione. In ogni caso, dopo pagina 270 il ritmo aumenta vertiginosamente: se prima avevamo conosciuto i caratteri, le emozioni e i pensieri degli attori, se prima ci trovavamo decisamente in un romanzo prima di tutto di personaggi, di disquisizioni scientifiche, filosofiche, politiche e morali, con cambi di etica, di costumi e di mentalità, ora ci troviamo di fronte un romanzo che vola come il vento, tanto che diventa difficile tener ferme le pagine.

Alcuni degli accadimenti che chiudono le diverse vicende narrate potrebbero sorprendervi abbastanza. Una storia finalmente umana, senza mielosi happy-end o facili retoriche buoniste. Una storia dura, a tratti violenta, amara, ma talora anche divertente. Una storia vera. Una storia. E un degno finale per un libro denso e strepitoso, consistente e stupefacente, sorprendente e tenace, strabiliante, sbalorditivo. Un libro. Finalmente un libro.

Ave.
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DiVega
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MessaggioInviato: Lun 11 Lug 2005 16:58 pm    Oggetto:   

Ho ordinato Perdido Street Station su ibs un' paio di giorni fa... Non vedo l' ora! Wink
Se mi piace poi proseguiro' con La Città delle Navi... Very Happy
Sul suo mantello grigio scuro spiccava una spilla d'argento: un ponte di pietra, illuminato da fiamme di rubino. Un Arsore di Ponti.
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Melian
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MessaggioInviato: Lun 11 Lug 2005 17:01 pm    Oggetto:   

Ecco una bella recensione che finirà nella Biblioteca, giusto Grufolo?

Caesar ha scritto:
come acutamente nota l’esperta Melian

Gh! Embarassed Very Happy

Io ho già in lista il terzo libro della serie di New Crobuzon del talentuoso Mieville: Iron Council.
Melian
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MessaggioInviato: Mer 10 Ago 2005 12:10 pm    Oggetto:   

China Miéville, un ragazzo di 32 anni dal fisico atletico e asciutto, valorizzato dagli abiti sportivi che indossa, la testa rasata a zero e una sequenza di orecchini all'orecchio sinistro che tintinnano ad ogni movimento del capo, occhi grigi e sguardo tenebroso. Usando un termine inglese si definirebbe "cool" e il talentuoso scrittore è ben cosciente del fascino che esercita sul pubblico, prevalentemente femminile, che affolla le sue conferenze.
Si definisce "timido", ma è solo una facciata. Durante le conferenze tiene gli occhi bassi, scrive e prende appunti, apparentemente intimidito dal pubblico o disinteressato alle risposte altrui, eppure non perde una parola di quello che viene detto e lo dimostra sollevando il capo, fissando i colleghi e il pubblico con sguardi diretti e intensi ed esponendo con estrema competenza e chiarezza le sue opinioni e punti di vista.
E' evidente che il ragazzo ha studiato, e molto, l'inglese è colto, i termini sono curati e appropriati, così come i riferimenti sempre azzeccati. Al di là dell'interesse che desta quando racconta delle creature dei suoi romanzi o del suo stile di scrittura, è molto convincente e assertivo nell'esporre i suoi pensieri, ma ha anche i suoi bei momenti di simpatia e ironia.
Dice di non utilizzare il linguaggio come una finestra che si apre verso altri mondi, ma come uno strumento, un mezzo, formato dalle parole ma anche da ritmo e suono che lui frutta per creare quello che definisce il "senso della stranezza". Le sue ispirazioni sotto l'aspetto dell'uso del linguaggio sono tratte da James Joyce ma anche dalla letteratura d'avanguardia, mentre è la pittura surrealista che gli fornisce i motivi per i paesaggi che descrive.
Si definisce uno scrittore fantasy, anche se a mio parere il termine gli va comunque stretto.
Da vicino è un tipo cortese e gentile, è vero che con i fan, che di fatto hanno decretato il suo successo, lo deve essere, ma l'impressione che mi ha dato non è più quella di uno che "va a fare a botte nei pub" Wink
Sono molto soddisfatta della mia versione di "Iron Council" con il suo autografo e una frase che, così mi ha detto, acquisterà senso quando avrò finito di leggerlo Cool.

Agli Hugo tifavo per lui e per la Clarke. Ha vinto meritatamente la Clarke, ma mi sono lucidata gli occhioni nel vedere Miéville in smoking Embarassed


Ultima modifica di Melian il Sab 13 Ago 2005 15:02 pm, modificato 1 volta in totale
Casanunda
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MessaggioInviato: Sab 13 Ago 2005 13:07 pm    Oggetto:   

Ecco la prova che la cara Mel è innamorata cotta e non sa più quello scrive:
Melian ha scritto:

Si definisce uno scrittore fantasy, anche se ha mio parere il termine gli va comunque stretto.


moan... tutta invidia la mia... Rolling Eyes
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MessaggioInviato: Dom 14 Ago 2005 21:42 pm    Oggetto:   

Ave,

Melian ha scritto:
China Miéville, un ragazzo di 32 anni dal fisico atletico e asciutto, valorizzato dagli abiti sportivi che indossa, la testa rasata a zero e una sequenza di orecchini all'orecchio sinistro che tintinnano ad ogni movimento del capo, occhi grigi e sguardo tenebroso.


E che vor dì? Tranne gli orecchini, pure io ci ho gli abiti sportivi, il capello rasato e il fisico asciutto, e sono pure leggermente più giovane! Mr. Green
E non avete mai visto i miei occhi.......Mr. Green

Melian ha scritto:
Usando un termine inglese si definirebbe "cool" e il talentuoso scrittore è ben cosciente del fascino che esercita sul pubblico, prevalentemente femminile, che affolla le sue conferenze.


Dev'essere uno spettacolo assistere alla lenta discesa della bavetta dai lati delle labbra femminili durante i suoi interessanti discorsi......Mr. Green
E agli sguardi vacui, persi, a forma di cuoricini......troppo bello......Mr. Green

Melian ha scritto:
Si definisce "timido", ma è solo una facciata.


Appunto: un vero paraculo......Mr. Green

Melian ha scritto:
Durante le conferenze tiene gli occhi bassi, scrive e prende appunti, apparentemente intimidito dal pubblico o disinteressato alle risposte altrui, eppure non perde una parola di quello che viene detto e lo dimostra sollevando il capo, fissando i colleghi e il pubblico con sguardi diretti e intensi ed esponendo con estrema competenza e chiarezza le sue opinioni e punti di vista.


Idem come sopra......Mr. Green
Troppo fashion.........Mr. Green

Melian ha scritto:
Da vicino è un tipo cortese e gentile, è vero che con i fan, che di fatto hanno decretato il suo successo, lo deve essere,


E ci mancherebbe, se no come fa uscire con le femmine? Mr. Green

Melian ha scritto:
ma l'impressione che mi ha dato non è più quella di uno che "va a fare a botte nei pub" Wink Sono molto soddisfatta della mia versione di "Iron Council" con il suo autografo e una frase che, così mi ha detto, acquisterà senso quando avrò finito di leggerlo Cool.

Agli Hugo tifavo per lui e per la Clarke. Ha vinto meritatamente la Clarke, ma mi sono lucidata gli occhioni nel vedere Miéville in smoking Embarassed


Ok, s'è capito che China Miéville è uno che acchiappa facile e che lascia appuntamenti criptici alle ignare fan sognanti.......Mr. Green

Complimenti a Melian per la straordinaria descrizione tecnica delle doti dello scrittore, velatamente, ma neanche tanto, legate con doppio filo allo stile con il quale il nostro muove i suoi passi nell'orbita mentale femminile.....Mr. Green
Un vero mago delle tattiche di seduzione, lo devo riconoscere.....troppo british, troppo cool, troppo fashion, troppo intellettuale, troppo signore d'altri tempi.....Mr. Green

Come dire.....se non sei cool statt' at home........Mr. Green Laughing


p.s. Ovviamente si fa per scherzare, non vi offendete Mia Signora. Wink

p.p.s. Ho visto solo ora la foto di China Miéville qui: http://utenti.lycos.it/angelicum/mieville.jpg Shocked .......ebbene.....porca vacca.....ci assomigliamo terribilmente.....ora non so se mi converebbe ritirare tutto quello che ho detto.....

Ave.
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Melian
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MessaggioInviato: Mar 25 Ott 2005 13:00 pm    Oggetto:   

Dopo le avventure negli oceani del Bas Lag, la fertile e straordinaria immaginazione di China Miéville ci riporta nei vicoli della città di New Crobuzon con il suo ultimo romanzo: Iron Council (Il treno degli Dei in italiano).
Ancora una volta la forza di Miéville risiede nella potenza visiva della sua scrittura: la gigantesca tartaruga sul cui dorso è scolpita un’intera città; la pietra che diventa fumo e poi si risolidifica intrappolando cose ed esseri viventi nella sua nebbia; la regione del “cacotopic stain” dove tutto ciò che entra ne esce cambiato nei modi più bizzarri e sconvolgenti.
Ma le creazioni più straordinarie riguardano l’arte di creare i golem utilizzando perfino gli elementi eterei e soprattutto il treno che si trascina per strani paesaggi, mentre le rotaie vengono rimosse al suo passaggio per essere posate di nuovo.
E’ il treno perpetuo, la dimora del Consiglio di Ferro, che riuscì a sfuggire alla dittatura di New Crobuzon e la cui leggenda divenne ispirazione per la rivolta in corso. Una città libera e anarchica in lento movimento ma anche in fuga dalla milizia inviata da New Crobuzon con lo scopo di distruggerla.
Un mito che diventa più potente della realtà e che può anche essere sfruttato per mascherare le proprie reali motivazioni.
In questa ambientazione si muovono personaggi complessi e sfaccettati, uniti da interessi apparentemente comuni, la ricerca del Consiglio di Ferro o la distruzione della dittatura in New Crobuzon, eppure ciascuno mosso da motivazioni personali, spesso nascoste e pericolose, che solo nelle sorprendenti ultime pagine del romanzo vengono rivelate.
Iron Council è un romanzo complesso per temi e linguaggi. La conferma dello straordinario talento narrativo di Miéville e, soprattutto, della sua capacità unica di manipolare il linguaggio, le parole e registri, per creare visioni che diventano reali, coinvolgenti ed evocative, un talento non dissimile da quello del protagonista del romanzo, Judas Low, colui che riesce a creare i golem utilizzando luce e oscurità.

Come i suoi predecessori Iron Council è un romanzo indipendente, tuttavia consiglio di leggerlo dopo Perdido Street Station in quanto contiene molti riferimenti alla città e alla sua struttura sociale.
frankifol
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MessaggioInviato: Mar 25 Ott 2005 22:18 pm    Oggetto:   

la trama mi pare vagamente simile a quella dell città delle navi...
Settima proposizione - Il resto è conseguenza
Melian
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MessaggioInviato: Mer 26 Ott 2005 11:00 am    Oggetto:   

frankifol ha scritto:
la trama mi pare vagamente simile a quella dell città delle navi...

Niente di più lontano Wink

Fondamentalmente la Città delle navi si sviluppava su un unico piano narrativo, la missione di Armada e degli Amanti per i mari del Bas Lag.

I piani narrativi di Iron Council invece sono molteplici, così come sono diversi i timbri lunguistici usati da Miéville per descriverli: la ricerca del treno perpetuo forse disperso nel cacotopic stain; la costituzione di un gruppo di ribelli il cui scopo è di destituire il potere dittatoriale del sindaco di New Crobuzon e della sua milizia; la minaccia della guerra contro i Tesh.
Il romanzo è di fatto spezzato in due da un capitolo centrale, intitolato Anamnesis e narrato in presente indicativo, in cui si raccontano le vicende accadute una ventina di anni prima dei fatti narrati nel romanzo, la nascita del Consiglio di Ferro, della sua leggenda e della sua trasformazione in simbolo di rivolta per gli abitanti di New Crobuzon.

Il tema principale del romanzo, il più politico della trilogia di New Crobuzon, è la rivolta contro il potere costituito: da un lato i lavoratori impiegati nella costruzione della ferrovia che si ribellano perchè non vengono pagati, dall'altro la lotta degli gli abitanti di New Crobuzon stretti dal pugno di ferro della milizia che controlla ogni loro azione.
Miéville, tramite i pensieri dei suoi personaggi, si e ci pone anche diverse domande: fino a che punto è lecito l'omicidio anche se per la salvaguardia di un bene più grande?; può la rivoluzione trasformarsi in una maschera per nascondere la propria vendetta?; si può essere così contrari alla guerra da sperare che la propria nazione ne esca sconfitta?

Come ho scritto Iron Council è un romanzo complesso, dove diverse trame si svolgono in parallelo ciascuna importante quanto le altre, con colpi di scena descritti in modo magistrale e un finale che lascia a bocca aperta.
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MessaggioInviato: Lun 31 Ott 2005 15:46 pm    Oggetto:   

Ave,

Suscita un'ottima impressione, 'sto commento. Ecco un altro libro da acquistare...dopo La città delle navi, ovviamente.

Melian ha scritto:
Sono molto soddisfatta della mia versione di "Iron Council" con il suo autografo e una frase che, così mi ha detto, acquisterà senso quando avrò finito di leggerlo Cool.


Non mi sono dimenticato...la frase ha acquistato senso? Mr. Green

Ave.
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Melian
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MessaggioInviato: Mar 01 Nov 2005 16:20 pm    Oggetto:   

Caesar ha scritto:
Non mi sono dimenticato...la frase ha acquistato senso? Mr. Green

Pur essendo una nota frana nel cogliere i significati reconditi...
sì la dedica ha acquistato il suo significato proprio nell'ultimo capitolo del romanzo...un colpo di genio narrativo tanto originale quanto soprendente.
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MessaggioInviato: Mer 21 Dic 2005 12:54 pm    Oggetto:   

Sono a pagina 150 di Perdido Street Station, concordo con Caesar sul fatto che la traduzione sia ottima, infatti la Fanucci riesce a rendere pieno merito ad un linguaggio che appare sin dalle prime pagine molto ricercato e gustoso...
Fino ad ora la trama procede a rilento... certo che balza al occhio del lettore la fervida e per certi versi perfino deviata fantasia di Mieville, che in quanto a varietà di razze e personaggi, raramente ha trovato eguali perfino in un genere, il fantasy per l'appunto, dove la fantasia regna sovrana.

Spero che il romanzo, prenda un po' di ritmo visto che le immani "visioni" e le immense ambientazioni fino ad ora descritte... sono andate un pò a discapito della scorrevolezza della trama e gli avvenimenti paiono latitare.
Sul suo mantello grigio scuro spiccava una spilla d'argento: un ponte di pietra, illuminato da fiamme di rubino. Un Arsore di Ponti.
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